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La base Pd: «Stefano si ritiri»

Malumori alla Festa dell’Unità tra i militanti: «Regna una grande confusione»

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La base Pd non ha dubbi. «Richetti si è ritirato, e a questo punto lo dovrebbe fare anche Bonaccini».

È questa l'opinione fra militanti, volontari e iscritti che ieri sera prestavano servizio alla festa dell'Unità a Ponte Alto. «C'è sempre confusione nel nostro partito e queste cose non fanno che peggiorare la situazione. Devono darci un taglio. Per chi veniamo a lavorare alla festa? Passa la voglia di venire a sentire queste notizie sulle indagini su Bonaccini e Richetti», dice Augusto Magnanini insieme a sua moglie, iscritti «da una vita al Pci e poi al Pd». Per Francesca Cassanelli giovane iscritta al Pd circolo di Castelnuovo Rangone «serviva un percorso chiaro con noi iscritti e senza autocandidature sui giornali. Certo che la Magistratura deve fare il suo corso, ma questa notizia su Richetti e Bonaccini agli iscritti non piace». Tra i fornelli di Villa Staggia, Ferrini Benatti, militante del Pd di Cavezzo, ha «fiducia nella magistratura» anche se «queste cose non devono succedere perchè si crea sfiducia nella politica», e per Giovanni Lui, iscritto da 30 anni prima Pci e poi Pd, il partito «dovrebbe calmare i toni e venirne fuori in modo pulito».

Anche per i coniugi Franco Gherardini e Ines Campana «Bonaccini si dovrebbe ritirare dalle Primarie e poi queste cose nella nostra regione non dovrebbero succedere. Siamo amareggiati». Per Gabriella Magnanini, volontaria alla festa e iscritta Pd della prima ora bisogna «aspettare l'esito delle indagini, ma fossi io in segreteria escluderei tutti e due dalla corsa alle primarie», mentre per Maurizio Ferraroni militante nell'area Pd la notizia della indagini per peculato è «una questione morale aperta perchè i giudici fan la loro parte, ma l'uomo politico dovrebbe fare dell'onestà la sua bandiera e principio di vita». Anche Ivan Amadei del circolo della Sacca «pensa che si dovrebbero ritirare tutti e due in quanto inquisiti, poi risolto il problema si possono ripresentare. Nel nostro partito la parola d'ordine deve essere l'onestà».

Ieri è arrivata anche la posizione del Pd modenese con Lucia Bursi: «Un'indagine non è una condanna: Matteo, Stefano e quanti vivono questa situazione sono oggi come ieri pienamente legittimati a svolgere il compito istituzionale al quale sono stati chiamati e a candidarsi ».

Marco Amendola

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