Richetti parla in un video: «Scelta per l’unità del Pd»
Il parlamentare affida a Facebook la replica dopo la notizia dell’indagine: «Viene meno la candidatura ma non l’impegno a cambiare l’Emilia Romagna»
«Viene meno la candidatura, non il nostro impegno a testa alta». Così, con un messaggio video apparso su Facebook all’alba delle 20 di ieri sera, Matteo Richetti rompe il silenzio dopo la decisione di ritirare la sua candidatura.
«È bene fare chiarezza - spiega in giacca e camicia bianca con un contributo video girato a pochi chilometri dalla sua casa di Fiorano - su tre aspetti. Il primo riguarda il ritiro della mia candidatura: è una scelta che non è per una vaga unità del Pd. È un contributo per semplificare il quadro, per evitare strumentalizzazioni, per rafforzare il lavoro del partito democratico e per evitare che gli emiliano romagnoli e gli elettori del pd fossero sottoposti ad ogni tipo di strumentalizzazione. Secondo aspetto: c’è una indagine, avviata due anni fa e di cui eravamo a conoscenza. Oggi questa indagine mi vede nel registro degli indagati. Guarderò a quella indagine non solo con la fiducia che mi caratterizza verso la magistratura, ma consapevole del lavoro scrupoloso che stanno facendo e dicendo che da subito siamo a disposizione, perché una cosa conosciamo bene: il nostro operato e il nostro modo di lavorare. E ricordo a tutti che se il consiglio regionale dell’Emilia Romagna oggi è privo di vitalizi, privo di auto blu, privo di spese di rappresentanza, è perchè l’azione degli ultimi anni ha tagliato tutti questi elementi di privilegio. Per cui la nostra azione va avanti, la nostra corsa va avanti. Penso alle migliaia di persone che hanno sottoscritto la candidatura e che oggi chiedono di portare avanti questo impegno politico. Non ci lasciamo intimidire, non ci lasciamo fermare anche perchè abbiamo cominciato a cambiare l’Emilia Romagna e l’Italia e non ci fermeremo».
Intanto, dalla Procura, alcuni aspetti dell’inchiesta cominciano ad emergere. Si tratterebbe di soldi del gruppo usati non a fini personali (nessun week end o cene con amici e moglie, per intenderci), ma ritenute dagli inquirenti non congrue rispetto all'attività di consigliere regionale. Dunque, sarebbe una cifra di poco superiore a quei quattromila euro scarsi contestati all'altro candidato alle primarie.
Ieri erano usciti allo scoperto anche i 52 presidenti dei comitati Richetti in provincia di Modena, con un messaggio chiaro: «l ritiro della candidatura di Matteo Richetti dalla corsa per le primarie per la Presidenza dell'Emilia Romagna rappresenta un'occasione persa per innovare davvero la nostra Regione. Siamo dispiaciuti perché certi dell'onestà di Matteo. Abbiamo camminato in questi anni accanto ad una persona che ha sempre vissuto ed interpretato la politica come servizio per il Paese e le nostre comunità. Nell'esercitare i ruoli che elettori e cittadini gli hanno affidato ha portato avanti la battaglia della trasparenza con azioni concrete. Nel pieno rispetto della scelta personale, vogliamo manifestare pubblicamente la nostra fiducia e la nostra vicinanza nei suoi confronti». (d.b.)
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