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Fondazione Cassa di Carpi: «Spese da razionalizzare Impossibile aiutare tutti»

di Serena Arbizzi
Fondazione Cassa di Carpi: «Spese da razionalizzare Impossibile aiutare tutti»

Giuseppe Schena fa il punto sulle erogazioni e sui criteri di scelta dei consiglieri «Con Arletti nessuna polemica, ma la mia nomina non è stata preconfezionata»

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La Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi viene spesso indicata come l’unico ente nella zona che si può ancora permettere di erogare risorse.

Abbiamo incontrato il nuovo presidente, Giuseppe Schena, ex sindaco di Soliera, per capire quali saranno prerogative e cambiamenti dell’ente di via Sardegna.

Quali saranno le sue priorità, presidente?

«La nostra mission è quella di erogare risorse ma ciò non può essere slegato dalla cura e dalla ricostituzione del patrimonio, che supera i 320 milioni di euro. La priorità, quindi, è mantenere le erogazioni ai livelli precedenti, ma non è automatico che vengano accolti tutti i progetti presentati e, anzi, oggi c’è una maggiore esigenza di selezione e razionalizzazione delle spese. Altra priorità: rivedere non il meccanismo delle terne in sé, che è in corso di adozione anche da parte di altre fondazioni, ma occorrerà ripensare a “chi ha diritto di” indicare queste terne. Ad esempio, dopo il cambiamento della Provincia, che può designare una terna di candidati al consiglio d’indirizzo, l’Unione delle Terre d’Argine assume certamente un ruolo più pregnante. Ancora, la Camera di Commercio potrebbe essere sostituita dalle associazioni di categoria? Il mondo del volontariato che oggi designa due consiglieri d’indirizzo potrebbe pesare di più? Sono suggestioni che meritano spazio. Un altro punto all’ordine del giorno sarà rivedere lo statuto e, riguardo a questo, sto aspettando che termini la liturgia della ricomposizione del consiglio d’indirizzo: tra ottobre e novembre ci saranno almeno 6 nuovi consiglieri e tra aprile e maggio 2015 quest’organo verrà completamente rinnovato».

La sua linea sarà in continuità o no con il suo predecessore, Gian Fedele Ferrari?

«Per molti aspetti di continuità, come ad esempio il sostegno agli enti locali e alla diocesi; per altri aspetti sarà in discontinuità, relativamente alla gestione finanziaria che non può essere condotta come fatto fino ad oggi sia perché il contesto è mutato, sia perché avrò necessità di una squadra che mi aiuti a gestire in modo collegiale le strategie e la programmazione».

La sua nomina è stata condita da polemiche: il mancato recepimento della carta delle Fondazioni Acri che mostra incompatibilità tra incarichi in fondazione successivi a incarichi politici; ancora, l’imprenditore Giovanni Arletti ha rinunciato a presentare la propria candidatura perché ha affermato che i giochi erano fatti. Lei dalle colonne della Gazzetta ha dichiarato che la politica deve rimanere fuori dalle fondazioni bancarie.

«Parto dall’ultimo punto, perché la penso ancora così: i partiti devono rimanere separati dalle fondazioni, che, invece, devono dialogare con le istituzioni. Riguardo ad Arletti: con lui ho un feeling culturale e per me rimane un punto di riferimento del mondo imprenditoriale. Arletti non doveva rinunciare a nulla, perchè nella mia nomina non c’è niente di preconfezionato: sono stato contattato per la prima volta da Gian Fedele Ferrari nel luglio 2013, dopo avere dichiarato che non ero disponibile a un secondo mandato da sindaco. Poi mi sono candidato alla segreteria provinciale del Pd e, per me, un possibile incarico in Fondazione era accantonato. Poi, alla fine di febbraio il tema è ritornato sul tavolo. E, infine, la carta delle Fondazioni Acri non è stata recepita dal 50% delle Fondazioni».

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