Così le vittime diventano degli eroi
Gilioli: «Sembra un paradosso ma è quasi diventato desiderabile esserlo»
Comincia dal dorso del tema della Gloria, parte dalla vittime e dalla natura passiva che le caratterizza, Daniele Giglioli -critico letterario e docente di letterature comparate presso l'Università di Bergamo- per tracciare una lettura della realtà che passa attraverso la cronaca, il costume e i media in genere evidenziando quanto questi abbiano ridisegnato pericolosamente i nuovi eroi del nostro tempo.
«C'è del merito nell'essere vittima basta ricordare gli applausi ai funerali delle stragi», suggerisce partendo dallo scandalo (etimologicamente paradosso) stesso «Oggi manchiamo di eroi e tendiamo sempre più a riconoscerci nelle figure delle vittime, pertanto essere vittime è diventato desiderabile». È a eventi straordinari come genocidi, atti terroristici e violenti a cui pensa Giglioli. Questa condizione ci permea in quanto potente costruttore della identità soggettiva: la vittima finisce per avere carisma, la sua stessa condizione legittima all'essere ascoltati. «La vittima è inchiodata alla sua identità. - spiega Giglioli- Mi istituisco come soggetto in quanto vittima, poiché colpito da un torto» evidenziando quanto la mortalità diventi fattore legittimante la soggettività e non sia piuttosto semplice finitezza antropologica. "Ma la sua desiderabilità è da ricondurre agli eredi e non alla vittima stessa".
«La glorificazione della vittima è un fenomeno sinistro per indicare un bene- sostiene Giglioli- perché fondando la nostra etica sul male ricevuto, siamo nella impossibilità di costruire qualcosa di positivo» come dire che oggi la glorificazione della vittima parte da una mancanza etica di eroi capaci di azioni positive. Ed è nella storia del Novecento che Giglioli rintraccia un cambiamento epocale nel modo in cui il genere umano ha preso a ergere a religione civile gli eventi luttuosi del proprio tempo. Senza esitazioni Giglioli afferma che "La vittima rappresenta il fallimento dell'azione collettiva ma al contempo evoca l'azione soggettiva come possibile" in altre parole la vittima subisce ma testimonia che il fare è possibile. Sono le vittime virtuali quelle più temute dallo studioso giacché «La condizione di vittima garantisce una serie di prestazioni: garantisce una identità, una innocenza e una verità».
Ed è proprio su queste caratteristiche che si erge il vittimismo dei potenti: secondo la tesi di Giglioli la politica contemporanea ricorre costantemente a richiami all'innocenza che la liberino dalla responsabilità "Nessun potente riesce a giustificare la propria azione senza asserire di essere vittima". Del resto «La vittima è una figura innocente, non è colpevole e non è responsabile, infatti alla vittima non si chiede di rendere conto» e questo costituisce il sogno di qualunque potere.
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