Curi spiega come affrontare il potere invisibile
«Una platea infreeddolita, ma numerosa ha accolto Umberto Curi per la sua lezione su "Potenza del vedere" per esaminare le ragioni storiche che hanno posto in relazione vista e potere. Il primo a...
«Una platea infreeddolita, ma numerosa ha accolto Umberto Curi per la sua lezione su "Potenza del vedere" per esaminare le ragioni storiche che hanno posto in relazione vista e potere. Il primo a trattare il tema-a quanto spiegato dal Professore- è stato Platone nel dialogo contenuto nel secondo libro di Repubblica. Qui il filosofo greco ha evocato un'antica credenza secondo la quale incontrando un lupo dobbiamo sbrigarci a guardarlo per primi negli occhi, altrimenti se fosse lui a farlo ci leverebbe la parola (logos). Ma è stato il mito di Gige a sollevare in modo più articolato la questione del rapporto tra sguardo e potere. In questo, ha suggerito Curi, sembra delinearsi la rottura della simmetria tra il vedere in modo attivo e il vedere in modo passivo, un rapporto sul quale lo stesso protagonista gioca in modo ambiguo, e che sembra rivelarci che il massimo potere è di chi riesce a massimizzare la relazione tra vedere ed essere visto. In altre parole ha spiegato Curi "L'onniveggenza invisibile è onnipotente". A questo si aggiunge il mito della figura di Medusa che «E' donna e uomo, giovane e vecchio, benigna e maligna, la forza che ne scaturisce è legata alla sua duplicità». Saranno Bentham prima, con la sua idea architettonica del Panopticon, e Orwell poi con l'idea di società del fratello maggiore, a sollevare il problema nuovamente«Orwell anticipa i tempi perché mostra quanto il potere possa essere efficace senza usare la forza». Oggi Curi intravede altre sfide da affrontare per evitare di incappare nella società autocratica descritta da Orwell, prima fra tutte risolvere questa contraddizione: «Se la democrazia è il governo pubblico in pubblico allora essa non può che risultare impotente, ma d'altro canto il potere per esercitarsi ha bisogno della totale invisibilità, e al tempo stesso della totale visibilità dei sottoposti». In una democrazia "Noi dovremmo poter vedere i processi, gli obiettivi del potere e vedere tutelata la nostra privacy, si tratta di una società in cui noi cittadini vediamo tutto e non siamo visti, ma sappiamo che non è così".Come fare? "Guardando per primi il lupo negli occhi" suggerisce Curi.
Francesca Testi
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