Ferrari, imprenditori divisi
Fiduciosi i grandi come Minozzi, ex del Cda di Maranello. Dubbi e timori dei piccoli
Che ci sia un pizzico di rammarico per l'addio in Ferrari da parte di Luca di Montezemolo, manager di successo e profondamente legato al territorio modenese, a quel brand Ferrari che ha portato alta la bandiera del Made in Italy, è innegabile. Ma nessuna grande preoccupazione per l'avvio della nuova era, quella di Sergio Marchionne. Almeno da tanti grandi nomi dell'imprenditoria geminiana.
Diverso discorso viene fatto dai più “piccoli”, quei fornitori della Ferrari, che di fronte al cambiamento non nascondono qualche timore.
Di certo l'avvicendamento è ancora un work in progress, tutto è ancora da definire, ma non si ritrae dal commentare Maurizio Torreggiani, presidente della Camera di Commercio di Modena (e di Unioncamere Emilia Romagna) che nel complimentarsi con Montezemolo (lo ha fatto sia personalmente, che a livello istituzionale), fa i suoi auguri a Sergio Marchionne. «Mi complimento – dice Torreggiani – con Montezemolo perché ha saputo sviluppare al contempo l'azienda, la Ferrari, e il territorio in cui è radicata. Un legame che ha dato un valore aggiunto all'azienda stessa, che si perderebbe se fosse legato ad un altro territorio».
Insomma Ferrari fa rima con Made in Modena, farla altrove (come lecitamente qualcuno potrebbe paventare data la gestione di Marchionne in Fiat, ora divenuta Fiat-Chrysler, quindi sempre più dai connotati americani) significherebbe perdere almeno il 40% del suo Pil, della sua ricchezza. «Diamo quindi il nostro benvenuto a Marchionne – aggiunge Torreggiani – che ha assicurato che il legame tra Ferrari e Modena rimarrà saldo e al quale non c'è ragione di non credere».
Romano Minozzi, è il patron di Iris Ceramica e Granitifiandre, un imprenditore ceramico ma legato alla Casa del Cavallino Rampante, essendone stato consigliere di amministrazione indipendente per sei anni negli anni Novanta.
«Montezemolo – dice l'imprenditore ceramico – non poteva fare di meglio, ha lasciato un'azienda sana, con i conti in ordine, la sua è stata una gestione ottima. E Sergio Marchionne è un manager lungimirante e di grande intelligenza. Sono certo che il passaggio tutelerà la Ferrari e il suo legame con il territorio. La Casa del Cavallino Rampante sarà sempre modenese, di Maranello. Lo ha detto lui stesso e gli investimenti prospettati ci fanno ben sperare».
Marco Marchi è ugualmente attivo, con la sua Liu-Jo, in un settore differente da quello Ferrari, ma le Rosse sono patrimonio modenese, simbolo di un Made in Italy esportato nel mondo. «Credo che ci sia stato da parte di Montezemolo – dice Marchi – e che ci sarà da parte di Marchionne la volontà di fare il bene di Ferrari. Si parla di un asset a cui nessuno può rinunciare, credo che qualsiasi scelta verrà presa andrà nella direzione di rafforzare il marchio Ferrari nel mondo, ma mantenendo la sua territorialità. Sarebbe come fare l'aceto balsamico di Modena altrove, perderebbe il suo valore. Nonostante questo siamo molto dispiaciuti per l'uscita di Montezemolo, grande ambasciatore internazionale del marchio Ferrari. Un uomo difficilmente sostituibile, anche se crediamo che nel nuovo board non ci sia la volontà di abbandonare il territorio».
Il punto di vista dei piccoli fornitori di Ferrari si anima di un pizzico di apprensione in più. «Non crediamo tanto che Ferrari vada via da Modena – racconta un imprenditore della provincia da tempo fornitore di aziende che lavorano per la Casa del Cavallino Rampante – quanto che la nuova politica di Marchionne sia tesa a far lavorare meno gli imprenditori locali, ad andare altrove, come accaduto nel primo anno di ingresso di Ferrari in Fiat. È stato un periodo complesso, fortunatamente passato, al contrario successivamente sono state altre le aziende giunte a Modena per investire, anche a vantaggio di tutto l'indotto».
Un ringraziamento sentito a Montezemolo da parte di Cristian Crepaldi, ex dipendente Ferrari e da dieci anni titolare della Ws di Maranello, dallo stesso tempo fornitrice della Casa del Cavallino Rampante, «che ci ha fatto crescere come artigiani – dice – sia professionalmente, che in termini di fatturato. Ha sempre scelto gli uomini migliori, ha speso tanti soldi, ma altrettanti ne sono arrivati, intorno all'indotto, sia nella gestione sportiva che industriale. L'era Marchionne? La temiamo simile a quella Fiat, che guarda molto ai costi. La preoccupazione non la nascondiamo. Marchionne è un grosso punto interrogativo, perché se è vero che dal punto di vista prettamente aziendale ha fatto e sta facendo il bene della società, è anche vero che potrebbe fare di più per incentivare il Made in Italy».
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