Galli: «Con la politica moderna la Gloria non ha nulla a che fare»
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“Elites, I poteri e la gloria”, nella lectio magistralis di Carlo Galli, professore di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Bologna, oggi pomeriggio alle 15, in Piazza Grande a Modena. Tra i suoi libri più recenti: “I riluttanti. Le élites italiane di fronte alla responsabilità” (Roma-Bari 2012); “Sinistra. Per il lavoro, per la democrazia” (Milano 2013).
Prof. Galli, lei intende la gloria come potere?
«No, è esattamente l'opposto. Il piano della lezione è quello politico, e la gloria con la politica c'entra molto ma non nella politica moderna (quella che comincia da Thomas Hobbes in filosofia, la politica dello stato nazionale borghese e poi dello stato democratico). La gloria in questo caso è una determinazione laterale, mentre è politicamente centrale nel mondo antico».
Cosa si intende per Gloria?
«Gloria è un concetto complesso che ha dentro di sè tre assi fondamentali. Il primo è l'eccellenza dell'opera, una vittoria o una eroica sconfitta. Il secondo deriva dall'etimologia: nella parola gloria c'è infatti il concetto di “voce”, “fama”, “farsi sentire”. Il secondo asse è dunque di comunicazione orientata. Non è un annuncio pubblicitario e basta, non è mera rinomanza: la gloria è una eccellenza che parla a un gruppo che è disposto ad ascoltarla. Il terzo concetto è quello di durata: la gloria è una lotta contro la morte e contro l'oblio, è la ricerca di un surrogato di immortalità che però di solito passa attraverso la morte (gloriosa)».
Perché sostiene che nella politica moderna non c'è Gloria?
«Nella storia, la polis antica, e anche Roma, trovano la propria legittimazione per buona parte nel concetto di gloria. La gloria è una delle vie attraverso le quali la città giustifica la propria esistenza. Nel mondo medievale la gloria viene spostata su Dio. Tutta la gloria è a Dio, e infatti la politica medievale non si legittima attraverso la gloria, ma attraverso la giustizia; il governante deve essere capace di correggere le ingiustizie. In età moderna la politica vede la gloria come un problema gravissimo, come una pulsione destabilizzante, che deve essere eliminata attraverso gli strumenti della politica. La politica moderna trae la propria legittimità ordinaria non dalla gloria, ma dalla costruzione artificiale e razionale di un ordinamento che ha come funzione la preservazione della vita e dei diritti dei cittadini». Alla gloria resta un peso politico solo nelle fasi eccezionali, come le rivoluzioni o le lotte di liberazione nazionale».
Chiara Bazzani
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