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I social sono l’antidoto all’insicurezza

di Gabriele Bassanetti
I social sono l’antidoto all’insicurezza

Marzano: «Rincorriamo like e followers perchè non ci sentiamo riconosciuti»

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Il protagonismo dei nostri tempi, effimero, privo di riconoscimento e senza radici. Quello fatto di like e di followers, basato semplicemente sull'insicurezza perchè non siamo riconosciuti per quel che siamo. Come uscire da questa deriva e come tornare a essere davvero protagonisti della propria vita, a ricercare la gloria non per insicurezza ma come affermazione della propria storia e identità? E' stato questo, il protagonismo, il tema sviluppato da Michela Marzano, professoressa di filosofia morale e direttore del dipartimento di Scienze sociali presso l'Università Descartes di Parigi, dove si occupa della condizione umana contemporanea, del rapporto tra etica e sessualità, del potere biopolitico nelle organizzazioni aziendali. La partenza è con una frase del filosofo rumeno Emil Cioran che sembra perfetta per questi tempi: «Il bisogno di gloria deriva da un senso totale di insicurezza circa il proprio valore, dalla mancanza di fiducia nei propri mezzi». E' una frase degli anni Settanta ma illustra la “gloria” contemporanea, del tutto diversa da quella eterna e postuma del modello classico, da cui parte la Marzano: l'esempio di Ettore nell'Iliade, che affronta la paura e la vince anche a costo della vita per la gloria sua e della sua stirpe. Siamo in territori ben lontani da quelli della gloria come è intesa oggi quando, spiega «l'egoismo assoluto porta alla ricerca della massimizzazione del mio interesse e all'assenza dell'alterità, si agisce alla ricerca del consenso personale, come se l'altro non esistesse; si distrugge la fiducia in se stessi, nasce negli ultimi 30-40 anni il concetto del winner, colui che ha abbastanza fiducia e autostima per sapere che non ha bisogno degli altri; il looser mostra invece la debolezza di credere e appoggiarsi agli altri. Lo sgretolarsi della fiducia, dell'amore, del sacrificio per la gloria, porta a un eroe contemporaneo che non si sacrifica ma sacrifica gli altri». Un esempio pratico: il discorso di salvataggio della Nissan Renault tenuto da Carlos Ghosn nel 1999, tutto basato sul coraggio, sul fuoco e sulla passione, che sottintendevano un piano di licenziamenti ed esuberi. «Un coraggio manifestato per cui hanno pagato gli altri, che ci chiarisce come anche nel lavoro siamo tutti cosiddette risorse umane impersonali e sempre sostituibili, per quanto ci illudiamo di essere unici». Cosa deve voler dire allora essere “protagonisti” oggi? Il protagonismo è “riconoscimento”, che è il contrario della notorietà effimera. Ha radici e storia. «Si è protagonisti – spiega Michela Marzano – nell'amore, dove la nostra unicità resta, anche quando la storia finisce; lo si è quando si ottiene l'uguaglianza dal punto di vista del riconoscimento sociale, l'accettazione della propria diversità. In questo senso, per esempio, lo stop alla legge italiana contro l'omofobia, ha molto a che vedere con l'assenza di riconoscimento; infine si è protagonisti nel lavoro, perchè senza si fatica ad affermare l'identità, il proprio posto nel mondo. Senza questi tre elementi non veniamo riconosciuti per quello che siamo e finiamo per dipendere dal consenso a qualunque costo. In definitiva protagonismo oggi è poter dire io, inglobandoci tutte le nostre vulnerabilità, le nostre differenze, indipendentemente dal giudizio altrui».

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