Infiltrazioni d’acqua, radioterapia ferma
I malati trasferiti in navetta al Policlinico di Modena almeno fino al 19 settembre. Tecnici al lavoro per risolvere il caso
Cattive notizie per i malati in cura al reparto di Radioterapia. Il servizio infatti è attualmente chiuso per problemi dovuti a “infiltrazioni d’acqua”. Nel messaggio affisso all’ingresso della struttura che si trova entro l’area dell’ospedale Ramazzini si legge: “il servizio di Radioterapia resterà chiuso fino al 19 settembre”.
Ma c’è chi giura che la chiusura si protrarrà almeno fino a fine mese. Sul problema nessun comunicato ufficiale è stato emesso dall’Ausl, tanto che neppure i malati che ci hanno contattato per segnalarci il problema sanno bene perché dovranno subire il disagio. «Io - spiega una 60enne malata di tumore - mi sono sentita semplicemente dire da un’infermiera che l’indomani avrei dovuto continuare le visite al Policlinico a Modena. Un bel disagio per chi ha, come tutti noi in cura a Radioterepia, seri problemi di salute. Mi auguro che il problema venga risolto al più presto. Secondo quanto mi hanno detto non è un problema di “malasanità” ma tecnico, infiltrazioni d’acqua non ben specificate, ma non dal tetto bensì dalle caditoie».
Il reparto che ha in carico l’organizzazione di Radioterapia ha comunque già predisposto un servizio di navette per i malati: una la mattina alle 7 e l’altra nel primo pomeriggio, a partire dalle 15. Tutto questo ovviamente per contenere i disagi che inevitabilmente dovranno sopportare i malati. «Viene da chiedersi - ci hanno riferito alcune persone in cura - come possa esistere un problema di “infiltrazioni d’acqua” in una struttura nuova che ha iniziato a operare poco più di due anni fa».
La Radioterapia tratta circa 400 pazienti l'anno, per un totale di oltre 8mila singole sedute. Oltre ai nostri concittadini malati, usufruiscono della struttura anche pazienti dell'area nord della provincia oltre a malati di province vicine. Il reparto, lo ricordiamo, è costato 5,5 milioni di euro ed è stato finanziato, tra gli altri, dalla Fondazione Cassa, dall’associazione malati Oncologici di Carpi (Amo), e da tanti privati donatori. Tra i malati di tumore circa il 60 per cento ha bisogno di terapie radiologiche. Il reparto di Carpi è servito a ridurre notevolmente i tempi d’attesa per i malati di tumore che necessitano di cure specifiche. Lo stop forzato, dunque, costringerà molte persone, e i loro parenti, a trasformarsi in pendolari “della salute”.
Il problema, singolarmente, arriva dopo un altro lungo stop: quello delle sale operatorie nuove recentemente inaugurate al Ramazzini. Anche in questo caso problemi tecnici hanno causato disagi non piccoli ai malati i cui interventi chirurgici di routine hanno subito slittamenti.
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