L’attualità di Platone con la sua ricetta per la società ideale
Mario Vegetti ha tratto spunto dalla celebre “Repubblica” per spiegare come l’uomo nei secoli non sia cambiato
Mario Vegetti ha aperto a Sassuolo la serie di lezioni dei classici, con un pezzo da novanta “Repubblica” di Platone.
Il professor Vegetti inizia la sua lectio magistralis ricapitolando la concezione platonica dell’anima umana, un’anima in cui convivono e combattono per assicurarsi il dominio dell’individuo tre principi: a) il principio razionale (Logistikòn, l’uomo interiore) che aspira alla giustizia e alla conoscenza; b) il principio collerico-aggressivo (Thymoeidès, la nostra parte leonina) che desidera vittoria, onore, gloria, prestigio sociale; c) il principio di bramosia (Epithymetikòn, raffigurato da un mostro multicefalo) che desidera piaceri individuali e corporei (cibo, vino, sesso), mai soddisfacibili completamente.
La razionalità non è in grado di dominare il terzo principio, a meno che non riesca ad allearsi al secondo e conseguire così un’armonia interiore che va ricercata per il bene dell’individuo e della società.
Platone spiega questa circostanza anche attraverso il mito dell’auriga che rappresenta la ragione e guida un cocchio trainato da un cavallo bianco (il secondo principio) e da uno nero (il terzo). Quest’ultimo tenderà a trascinare fuori strada, verso i piaceri illusori, mentre l’auriga riuscirà a proseguire diritto verso la conoscenza e la virtù solo se riuscirà ad allearsi con il cavallo bianco e a guidarlo secondo, appunto, ragione.
Per Platone, le classi sociali della Polis devono essere tre e riflettere la tripartizione dell’anima: al livello inferiore stanno artigiani e commercianti, le masse cioè dominate dall’anima concupiscibile, le quali potranno perseguire i loro desideri ma entro limiti stabiliti dai governanti. Al livello mediano i guerrieri, cioè coloro che sono dominati dal desiderio di gloria e fama, che potranno perseguire i propri scopi ma accettare la guida della classe dominante, la classe cioè dei governanti-filosofi, di quei pochi che sanno farsi guidare dalla ragione e quindi dalla saggezza, dalla conoscenza e dal desiderio di giustizia. Anche a livello politico, dovrà stabilirsi un’alleanza fra i filosofi e i guerrieri: solo in questo modo i primi potranno governare secondo saggezza senza essere travolti dalle masse guidate dai loro istinti perché a protezione della Polis ci saranno i guerrieri ben guidati dai filosofi.
L’educazione dei guerrieri, riveste un’importanza cruciale nel modello platonico: senza di essa, si corre il rischio che la brama di prestigio sociale del secondo principio prenda il sopravvento e si arrivi a un sistema ultra-competitivo, di tutti contro tutti, e infine alla tirannide (oggi diremmo al golpe militare). A seconda di come viene orientato il secondo principio, si avrà infatti un diverso destino sia per l’anima individuale che per la Polis: se viene represso, si registrerà una caduta nel risentimento, nella lamentela, in quanto viene annullata l’energia per creare un mondo migliore; se viene lasciato a se stesso, si cadrà nella competizione, nello scontro di tutti contro tutti, in una brama di gratificazione personale a qualsiasi costo; se viene educato correttamente, cioè orientato verso la virtù, ne beneficeranno l’individuo e la società intera, con il primo che potrà dare il meglio di sé e la seconda che, conseguentemente, registrerà un progresso politico e sociale.
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