«La politica è indispensabile ma serve quella di qualità»
Bodei: «la gloria ha tre livelli chi cerca il bene sociale, chi la fama, chi la celebrità l primo è il migliore per questo dobbiamo ridare dignità alla democrazia»
Per disquisire di “Splendore”, Remo Bodei decide di partire dall’idea di Bene espressa da Platone nella “Repubblica”, in particolare attraverso il noto Mito della Caverna, ove il massimo Bene possibile coincide col massimo di conoscenza. Nel dialogo, Socrate sostiene di non poter definire il Bene, se non attraverso l’analogia col sole. Se all’occhio umano è impossibile vedere senza la luce sensibile, così all’intelletto umano (nous) è impossibile conoscere senza una luce intelligibile (Bene) che permette la generazione e lo sviluppo delle Idee. Il mito della caverna ci insegna che la conoscenza è un processo di ricerca lungo e faticoso per il quale occorre prepararsi e sudare per vincere l’iniziale “abbaglio” di fronte al fulgore troppo intenso dell’impatto con la conoscenza e proseguire nello sforzo fino ad adattarsi alle idee illuminanti e comprenderle profondamente. Lo schiavo illuminato vuole ridiscendere nella caverna per aiutare i compagni a comprendere che le loro conoscenze sono superficiali se paragonate alla conoscenza suprema (delle Idee e del Bene), ma sa anche che quel tentativo gli fa rischiare la derisione e persino la vita «in quanto non è l’essere giusto e sapiente che conta, ma il sembrare di esserlo». Eppure il filosofo deve ridiscendere nella caverna perché egli non aspira alla gloria personale, ma a trasmettere la vita buona. Bodei avvia poi un discorso più ampio, al fine di allacciarsi al concetto e alla pratica della democrazia, uno spazio, questo, in cui oggi più che mai dovremmo cercare di trovare un compromesso fra la ricerca dell’assoluto e la relatività delle opinioni, fra l’oscurità della doxa e la solarità di chi cerca il “vero” (ivi comprese le religioni). Se da un lato le pratiche multi-culturali sono faticose e a volte vengono rifiutate, dall’altro lato abbiamo però sempre paura delle idee totalitarie e quindi la buona democrazia è quello spazio neutro in cui nessuno ha il potere di imporre con la violenza le proprie idee, ma chiunque può proporle, perché in questo spazio il bene pubblico è il valore supremo. La gloria ha tre gradazioni: al livello più alto sta la gloria di chi ricerca esclusivamente il bene sociale, al secondo livello la fama (anche quella negativa) e al terzo la celebrità (che deriva dal latino celeris, veloce, ad indicare una fama effimera). L’aspetto triste di oggi è che «viviamo in una situazione di gloria riflessa» (si piange per Lady D anche se non la si è conosciuta) il che indica un abbassamento delle forme di vita buona, ma almeno questi culti delle celebrità sono meno pericolosi dei culti della personalità introdotti dai totalitarismi. «Bisogna ridare alla politica e alla democrazia la loro dignità, anche perché senza politica la società si disfa. Certo, si tratta di cercare e promuovere un fulgore della buona politica che si affranchi dalla idolatria del premier di turno». La democrazia è sempre fragile, bisogna stare attenti perché si può sempre tornare indietro. Ma dobbiamo promuovere una democrazia etica, che riconosca e persegua, oltre alla sicurezza, anche e soprattutto la dignità e la libertà dell’individuo.
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