«Sembra antiquata, ma tutti siamo alla ricerca di Gloria»
«Penso che il concetto vada ripensato, ed è questo il nostro compito principale» «Tra tanti appuntamenti c’è l’imbarazzo della scelta. Un grazie ai volontari»
Fino a ieri a tarda ora Michelina Borsari, direttore del Festival Filosofia di cui è stata tra i fondatori, era nel suo ufficio a Palazzo dei Musei a discutere con i collaboratori e alcuni filosofi gli ultimi particolari di una delle manifestazioni culturali più note in Europa. E anche una delle più “ricche”, visto che muove un bacino d'affari, con l'indotto di alberghi e ristoranti, che in tre giorni a Modena, Carpi e Sassuolo muove qualcosa come 3,5 milioni di euro.
Dottoressa Borsari, quest'anno si discute di Gloria.
«La scelta del tema per noi è sempre molto delicata, perché servono termini propri della storia della filosofia e non solo della cronaca, anche se noi fin dall'inizio abbiamo sempre immaginato parole declinabili anche in senso contemporaneo calando il termine scelto nel presente. Gloria ci pare sia una parola dal sapore antiquato che non riconosciamo più, mentre in realtà come vedremo attraverso le 50 lezioni filosofiche, quelle dei classici e il programma artistico, il concetto si è solo trasformato. Insomma penso che il concetto vada ripensato, ed è questo il compito principale del festival».
Non è un tema che esclude la maggioranza delle persone?
«No, perché occorre uscire dal termine gloria intenso in senso tradizionale. Oggi come oggi magari con altri termini la gloria fa parte della vita di tutti noi, non solo di celebrità o politici. Basti solo pensare all’ambizione che uno ha di riuscire in quello che fa che possa essere lo studio o il lavoro, l’ambizione. C’è una lotta costante tra l’apparire e la visibilità. Visibilità che oggi è spesso amplificata dai social. Parleremo anche di questo».
Partiamo dalle novità di quest'anno?
«Vorrei segnalare che per la prima volta sarà possibile ascoltare otto lezioni, tra cui Bauman, Nancy e Gomà, nella loro lingua originale: nelle varie sedi delle lezioni ci sarà la traduzione simultanea in oversound e alla chiesa di San Carlo a Modena, all'auditorium Loria a Carpi e in piazza Avanzini a Sassuolo in diretta streaming si sentirà l'autore senza interprete».
Altre novità?
«Due, intanto la carica dei 77, intesi come i giovani volontari che si sono messi a disposizione del festival e sono importantissimi perché rappresentano il nostro front office nei confronti del pubblico. Sono studenti del Cattaneo e del Barozzi di Modena, del Meucci di Carpi e dell'Elsa Morante di Sassuolo. Poi abbiamo altri 15 volontari tra cui studenti universitari. Quest'anno inoltre abbiamo pensato al Multidiario, ossia una vera e propria redazione di 31 studenti-reporter che attraverso i social network racconteranno dal loro punto di vista il festival».
Ci dia qualche consiglio tra gli appuntamenti da seguire.
«Molto difficile fare una sintesi. Posso dire che si parlerà della gloria militare con la lezione Rotary di Alessandro Baricco che racconterà l'eroe Achille, mentre Fabio Mini parlerà degli eroi di guerra e Alessandro Haber interpreterà La Certosa di Parma per capire se quella napoleonica fu vera gloria. Invece Vanni Codeluppi parlerà del rispecchiamento e condivisione che caratterizzano il selfie. Ma è impossibile citare tutto, ci sono anche le lezioni di grandi pensatori come Bodei, Severino, Zagrebelsky, Roberta de Monticelli e tutti gli altri tra cui Alessandro Bergonzoni».
E poi le mostre.
«Tantissime, segnalo i Trionfi di Petrarca a Carpi, quelle a Modena di Fondazione Fotografia dedicate a Jodice, Izu e le Ande e Tullio Pericoli a Sassuolo».
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