Severino: «La gloria come un lasciapassare verso l’immortalità»
Il professore autore di un libro basato sul tema del festival spiega le linee essenziali per interpretarlo e comprenderlo
Gloria come desiderio di immortalità. Questa la “chiave di lettura” che il filosofo Emanuele Severino adotterà per la sua lectio magistralis, domani, alle 16.30, in piazza Grande a Modena, dal titolo “Gloria”, proprio come il tema che permea tutta questa quattordicesima edizione del Festivalfilosofia. Insomma una lezione centrale visto il tema che di fatto è ampiamente sviscerato nel libro del professore, sicuramente uno dei filosofi più attesi di questa edizione.
Non è un caso, quindi, che il titolo sia coincidente con il tema del Festival, perché Severino annovera tra le sue opere una che parla proprio di gloria (il testo è stato pubblicato nel 2001).
«In principio - confessa infatti il filosofo - ero incerto se accettare l'invito a questa edizione del festivalfilosofia. Non perché il tema mi fosse estraneo, ma proprio perché a me molto vicino».
Fortunatamente per tutti gli appassionati di questa manifestazione l'invito è stato accettato e così si potrà ascoltare l'illustre voce di Severino.
Ed entrando subito nel merito, il professore, in linea con quanto afferma anche Michelina Borsari direttrice del festival, chiarisce subito: «non si tratta di un tema desueto - dice - potrebbe sembrare lontano dai problemi attuali, come la crisi economica, gli scontri tra i popoli o i fanatismi religiosi. Ma c'è da dire che, al di là di tutti i significati che la parola gloria può assumere, essa sottende la volontà, in qualche modo, di essere immortali. Un tema così, dunque, riscatta dall'apparenza di essere desueto, astratto, filosofico e riguarda invece ciò che più ci interessa».
Secondo il filosofo la “difficoltà” di parlare di un tema di tale portata è che esso è connesso al tema della morte, indicando uno dei tratti conclusivi del discorso centrale della filosofia, ovvero il senso autentico della verità.
«Quando ci si riferisce al tema della gloria - prosegue Severino - è come se ci si riferisse al tetto di una casa, la casa della verità, in cui tutte le cose cose prendono senso. E le fondamenta sono il destino della verità. Questo destino è spaesante, perché si parla dell'eternità di ogni istante. Dire che ogni istante è eterno significa dire che ogni istante è glorioso».
Poi un cenno al carattere del Festivalfilosofia.
«Credo che nel Festival - dice - prevalga la diversa fenomenologia della parola gloria, analizzata nei diversi significati. C'è da domandarsi dunque perché, per diversi significati, si usi la stessa parola. Io dico che tutti questi diversi significati sono raccolti in un'unità, che è il desiderio, sia che si parli di celebrità, sia che si parli del desiderio di essere ricordati da coloro che ci sopravvivono, di permanere, di allontanare il più possibile la morte, la gloria è in qualche modo la vittoria sulla morte».
Severino è professore emerito di filosofia teoretica presso l’Università di Venezia e insegna ontologia fondamentale presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Non solo ma è anche accademico dei Lincei. Ha offerto un’interpretazione della filosofia che sottolinea lo scacco del pensiero metafisico da Platone a Nietzsche e Heidegger. Fra le sue opere recenti: La gloria; Nascere e altri problemi della coscienza religiosa; Fondamento della contraddizione; Immortalità e destino; La buona fede. Sui fondamenti della morale; Il mio ricordo degli eterni. Autobiografia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google