Bohme: «Siamo diventati star grazie al potere dei mass media»
Parlerà de “La messa in scena di sé”, questa mattina, alle 11.30, in piazza Re Astolfo a Carpi, il filosofo Gernot Bohme, direttore dell’Institut für Praxis der Philosophie di Darmstadt, che si è...
Parlerà de “La messa in scena di sé”, questa mattina, alle 11.30, in piazza Re Astolfo a Carpi, il filosofo Gernot Bohme, direttore dell’Institut für Praxis der Philosophie di Darmstadt, che si è occupato di filosofia della natura giungendo a formulare una teoria filosofica dell’atmosfera, mentre più di recente si è volto a uno studio dell’estetica come disciplina dell’apparenza centrata sul concetto di messa in scena. Discorrerà di quella volontà di essere celebre, di “mettersi sul mercato”, ma del filosofo. Diverse le ragioni che hanno portato il filosofo a questa auto-affermazione nella società. In primo luogo il «pubblico – spiega Bohme – oggi diverso dal passato. Oggi il filosofo di rivolge alla società di tutti e ha la possibilità di presentarsi in modo più consistente rispetto al passato». Un'altra ragione risiede nel diverso tipo di medium attraverso il quale il pensiero filosofico, o meglio del filosofo si diffonde. «Se fino all'Ottocento – aggiunge Bohme – il mezzo era il libro, oggi abbiamo a disposizione più strumenti e più pervasivi, come la Tv o Internet. Pensiamo solo ad Heidegger che ha diffuso il suo pensiero con la radio. Con trasformazioni di questo genere la conquista della visibilità diventa un problema importante per i filosofi contemporanei». Ed è qui che si inserisce quello che Bohme chiama economia dell'estetica, o capitalismo dell'estetica. «Oggi le merci – dice – non hanno più solo un valore d'uso, ma sono diventate strumento per definire uno status symbol, anche in ambito intellettuale.
Si ritiene importante aver letto determinati libri, determinati autori e filosofi per affermarsi nella società. Il fatto di avere determinate competenze intellettuali diventa importante come affermazione di uno status sociale. E questo pone il problema di imporre la propria immagine pubblica e instaura una relazione tra questa immagine pubblica e la propria persona». Lo stesso Bohme non si sottrae a questa relazione. Non nasconde di essere restio alla visibilità pubblica, ma non si nega. «Ad esempio – confessa – presto molta attenzione alla casa editrice con cui pubblico i miei libri, cercando di privilegiare quelle che hanno contatti diretti con gli organi di recensione, aspetto molto importante per un filosofo, proprio per poter arrivare prima e meglio al pubblico».
Viene da domandarsi se e quanto questo eccesso di visibilità sia positivo o meno. «Situazioni come quelle create dal festivalfilosofia – prosegue Bohme – dove si raggiunge un vasto pubblico sono sicuramente positive. Ma io preferirei concentrarsi sui singoli, sulla differenza tra il professore di filosofia e il filosofo che lo è nella sua persona, mi concentrerei su quello che è l'insegnamento della filosofia in ambito accademico. Oggi all'università la filosofia è pura teoria. Il tentativo che si dovrebbe fare è di tradurre la teoria in pratiche di vita».
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