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«Il prestigio, un fascino paralizzante»

di Serena Arbizzi
«Il prestigio, un fascino paralizzante»

Barbara Carnevali spiega che chi ne è dotato può avere un grande potere

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«Il prestigio è una sorta di fascino che individui, opere o dottrine esercitano su di noi. Un fascino che paralizza tutte le nostre facoltà critiche e ci colma di stupore e rispetto. I sentimenti così provocati sono inesplicabili». Si intitolava proprio ‘Prestigio’ la lezione magistrale condotta da Barbara Carnevali, esperta di filosofia morale e sociale con approfondimenti nelle tematiche di riconoscimento, ha avuto come perno questa frase di Gustave Le Bon, tratta da ‘La psicologia delle folle’. E da qui Carnevali è partita per descrivere il prestigio, uno stato d’animo strettamente legato con il potere, sia in modo attivo, per la capacità di esercitare influenza o pressione, sia passivo, ovvero del prestigio subito da parte di chi ne è attratto o calamitato. E l’intensità del potere, come si è potuto notare da numerosi esempi pratici, è proporzionale alla reazione che suscita. Carnevali ha poi esaminato il legame tra carisma e potere, grazie alla definizione che Max Weber ne dà. Secondo lo studioso si tratta di una caratteristica tipica dei momenti rivoluzionari e di cambiamento, un potere che dura fino a quando le prove del carisma sono riconosciute da chi le accetta o, comunque, le individua. «Per Le Bon, Buddha, Gesù, Maometto e soprattutto Napoleone sono stati in grado di esercitare un fascino magnetico. Napoleone, in particolare, aveva i tratti del meneur, ovvero dell’incantatore di folle. – ha proseguito Carnevali - Questo grazie, in primo luogo, alla straordinaria capacità di usare un suadente linguaggio comunicativo. Il prestigio, inoltre, può essere personale o statutario. In molti casi le due tipologie sono strettamente interdipendenti fino a, quasi, coincidere. Napoleone, ad esempio, riuscì ad ottenere potere statutario grazie alle proprie capacità di prestigio personale. Altre caratteristiche del potere: si esercita con simboli, immagini o illusione. Si basa sulla conquista dell’interiorità che avviene con delicatezza, con seduzione. Con la capacità, quindi, di condurre a sé chi subisce tale potere. Ed è un tipo di seduzione che avviene senza contatto fisico. In aggiunta, il potere del prestigio è retorico: conquista senza argomentazioni logiche, agisce sulle passioni più che sull’intelletto. Scuote l’anima con la sua irrazionalità e può scaturire da un’apparenza non necessariamente bella. La persuasione retorica è sempre adattata, inoltre, ad un pubblico determinato. Chi usa una buona retorica sceglie esempi adatti alla sua audience. Il prestigio, in altre parole, è un’illusione teatrale. Basti pensare che l’etimologia di prestigium è traducibile con ‘giochi di prestigio’». Carnevali ha citato anche i fan club come fenomeni in cui qualcuno esercita prestigio e i membri del fan club, come analizzava Proust nella Ricerca, possono essere attratti da aspetti diversi da parte di chi manifesta il potere. «Anche immaginazione e deferenza giocano un ruolo se vogliamo comprendere il prestigio – ha concluso la studiosa – immaginazione perché il prestigio trasforma gli stati interiori in forme sensibili e immaginarie. Deferenza perché provoca ammirazione e disponibilità all’obbedienza».

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