«Sono sullo schermo quindi io sono... »
Bauman a Sassuolo ha affrontato il tema dello star system «Oramai il merito è scomparso, la celebrità arriva da altro»
Gloria e celebrità. Ancora una volta la ricerca della celebrità nella società odierna appare più come un tentativo di rimediare alla propria solitudine. E a intercettare questo bisogno di “stare nella folla” ora sono i nuovi mediatori culturali, pubblicitari, maestri di stile e tendenze, coloro che determinano bisogni e li riempiono con celebrità effimere e identificabili. Di gloria e celebrità si è occupato Zygmunt Bauman, uno dei relatori più attesi al festival filosofia di Sassuolo. Professore emerito di sociologia all'Università di Leeds e Varsavia, si è occupato a più riprese della società globalizzata, dei processi di individualizzazione. Ancora una volta si parte da una gloria in senso classico, che identifica i meriti peculiari di una persona “che ha cambiato le cose, determinato un cambiamento”. Cosa è invece la celebrità oggi? “E' scomparso il merito. Sono “crowd pullers”, persone che contribuiscono a creare la folla entro la quale noi vogliamo ritrovarci. Sono ottimi per parlare e fare gossip su di loro, derivano la loro notorietà dalle necessità della nostra condizione esistenziale. Perchè oggi noi siamo tutti solitari sempre connessi”. Bauman dimostra prima che “siamo soli”: “Un celebre libro di Robert Putnam analizzava la società americana lungo 25 anni. La cena in famiglia era scesa a una frequenza del 45 per cento; invitare amici a casa al 39 per cento. Le statistiche mostrano l'aspetto superficiale di una condizione reale: l'interazione umana, i legami che erano molto solidi e rilevanti nella vita delle persone, hanno cominciato a indebolirsi, in ogni spazio della società: nelle relazioni di lavoro entravi in un'azienda apprendista e ne uscivi pensionato, oggi non accade; la famiglia ha la stessa fragilità, in America non c'è bambino che non abbia conosciuto una famiglia instabile; anche fra semplici vicini di casa non c'è più contatto”. Restano, sostiene Bauman, due forme di aggregazione umana, una in fase calante e l'altra prevalente: “La prima è la comunità, che però è cambiata molto. E' una comunità molto solida in cui si entra per nascita e difficilmente si può inserirsi. Allo stesso tempo chi non si uniforma alle regole della comunità è subito un traditore. La comunità oggi è difesa dei confini. La seconda forma di aggregazione, prevalente, è il network: una comunità liquida, in continuo cambiamento, in cui è facile entrare e stare, nessuno controlla. Ha il pregio di garantire grande senso di libertà, il difetto di sottrarre molto in termini di sicurezza di sé. In fondo alle nostre peggiori paure c'è quella di essere abbandonati, lasciati indietro. Il network ti viene in soccorso attraverso la celebrità. Ti unisci alla folla. Fin dai tempi dei Beatles il piacere non era solo nella musica ma nel riconoscersi in altre persone che si comportavano allo stesso modo. Questo è ciò che sta oggi dietro il culto della celebrità: un rimedio contro la solitudine. Oggi però le celebrità sono cambiate ancora, sono famose per canzoni, film, ma soprattutto per la loro biografia, che somiglia alla nostra: fanno errori, hanno difetti e ti mostrano una via semplice alla celebrità». Dal cogito ergo sum di Cartesio, spiega Bauman, passiamo al sono su uno schermo quindi sono, anche tu puoi essere subito famoso sul tuo tablet secondo il numero di like. «Ovviamente la celebrità non è così semplice. Qui entra invece in gioco il mercato, il prodotto e il consumo indotto dai nuovi mediatori culturali: c'è domanda continua di sicurezza e di celebrità e questo viene offerto, da un lato c'è la necessità di emergere dall'insicurezza, dall'altro un'azienda che fiuta la possibilità di un guadagno».
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