Primarie Pd, altro che benedizione...
Il gelido tweet con cui Renzi ha dato il nullaosta a quel casino (parole sue) che sono diventate le primarie Pd è tutt’altro che una benedizione papale: vi si dice giusto che a...
Il gelido tweet con cui Renzi ha dato il nullaosta a quel casino (parole sue) che sono diventate le primarie Pd è tutt’altro che una benedizione papale: vi si dice giusto che a scegliere il candidato saranno i cittadini (quindi non gli organi dirigenti del partito) e soprattutto non “soggetti esterni”. E il sostegno all’indagato Bonaccini, mentre Balzani fa la sua corsa o rincorsa, sembra confinato tutto lì: al non cedere ai condizionamenti che possono venire da una magistratura con cui il governo ha in questo momento una delicatissima partita aperta sul terreno della riforma della giustizia.
Il neogarantismo del premier segretario (diversamente andò in Sardegna con la vicenda Barracciu, vedremo cosa succederà in casa Eni anche se lì non si tratta di elezioni...) evita così un commissariamento di fatto del Pd emiliano, ma non risolve nessun impaccio politico né restituisce un minimo di serenità a una base di sostenitori confusa e smarrita.
Rimarrà comunque l’ombra dell’inchiesta. bizzarra o scrupolosa che sia, casualmente o ad orologeria esplosa in mano a chi qualcosa poteva e doveva immaginare. Con il rischio di costringere già in partenza al passo dell’anatra zoppa a chi uscirà vincitore dai gazebo di fine settembre, al termine di una mini campagna elettorale in cui non si parlerà d’altro che di rimborsi e scontrini, pochi o tanti che siano stati. Lasciare che gli emiliani si arrangino, ovvero la linea tenuta da Renzi, non è un omaggio all’autodeterminazione dell’area geograficamente e non solo più forte del Pd. E’ poco più di un lavarsene le mani, riconsegnando l’Emilia al ruolo che il partito le ha sempre riconosciuto: granaio di tessere, voti e risorse ma incapace di incidere fuori dai propri confini. Questo succedeva anche quando l’Emilia rossa poteva essere d’esempio a molta Italia, oggi qualche dubbio serpeggia nervoso anche tra l’esercito dei volontari delle Feste de l’Unità. Forse, da un leader capacissimo (quando vuole) di cogliere l’importanza di certi passaggi, il valore della storia del partito e il bisogno di figure nuove ci si aspettava qualcosa di diverso. Ma, forse, anche per lui è sempre e solo la solita Emilia...
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