Carlo Sini: «Quanta notorietà transitoria...»
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Gloria come opposto della notorietà. È un'opposizione che Carlo Sini, che ieri sera, alle 18, ha tenuto la sua lezione a Sassuolo, dal titolo “Potere invisibile”, rinnega. «La gloria – ha detto il filosofo – dipende da tante cose, che sono governate dal fare di tutti. Non esiste una gloria assoluta. Non sono d'accordo con l'opposizione tra gloria e notorietà. Anche la gloria è transitoria. Perché il potere di tutti cambia le cose nel tempo. È una tesi a cui sono arrivato passando attraverso gli studi di semiotica, ovvero di come si costruisce il messaggio e il significato del messaggio, che sta sempre nell'ambito di risposta. Ma l'ambito di risposta non lo possiamo calcolare a priori. È una combinatoria impossibile da dominare. Quindi è un potere che ci domina, più che il contrario». Potere invisibile e gloria della filosofia, dunque, per Sini non sono concetti così lontani, come apparentemente appare. E il filosofo ha cercato proprio di coniugarsi, sulla base di questa idea di fondo. «Certo una piccola differenza esiste – ha detto – già gli antichi si misuravano con questa differenza tra il sapere del popolo, della gente, dei più, e il valore autentico. Ma anche il valore autentico ha la sua relatività, storicità. Le glorie passano, la storia dell'uomo è più profonda dei 2500 anni che conosciamo più o meno bene». La gloria della filosofia, dunque, sta nell'aver compreso questo, ovvero «di aver fatto questione – ha aggiunto il filosofo Sini – di un potere delle cose che è più profondo dei nostri criteri di valutazione, delle nostre scale di valori. Un potere delle cose che nasce dal fare di tutti. Tutti contribuiamo a modificare l'orizzonte, le validità, le conoscenze. Gloria vuol dire questo, viene da esser noto, essere conosciuto, essere bene informato, questo vuol dire gloria all'origine. Bisogna comprendere la vicenda umana, che di volta in volta stabilisce criteri, che finiscono tutti inevitabilmente sotto la collina. Questa può apparire come una lettura drammatica. La mia lettura parla della morte della gloria e la nascita di nuove glorie, è una costruzione che rende possibile la giovinezza del conoscere».
Felicia Buonomo
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