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Javier Gomà: «La nostra epoca ignora il sublime, è un errore»

di Chiara Bazzani

«La gloria è l'immagine di una vita sublime, ma vita sublime è anche la nostra della nostra vita senza rilievo, che trascorre serenamente nelle società massificate. L'uomo moderno ha una dignità...

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«La gloria è l'immagine di una vita sublime, ma vita sublime è anche la nostra della nostra vita senza rilievo, che trascorre serenamente nelle società massificate. L'uomo moderno ha una dignità infinita nell'offrire il suo essere alla società.

Cosa scrivereste nel vostro elogio postumo, come vi piacerebbe essere ricordati? - ha domandato Javier Gomá, nella sua conferenza dal titolo "Esemplarità. L'immagine della tua vita" - Non si tratta di narcisismo è la domanda greca per eccellenza. Che tipo di uomo o donna sei stato? Tutti voi, prendetevi cura della vostra immagine».

La Gloria come immagine della vita sublime, degna di ammirazione e imitazione è stato il concetto che ha cercato di definire Javier Gomá, Direttore della Fondazione per la cultura umanistica.

«Nella nostra epoca ovunque regna l'indifferenza verso il sublime. Perchè? Una società senza ideale, e il sublime è una forma di ideale, è condannata a ripetersi e a retrocedere», ha commentato il filosofo. «Nella visione distorta che vige ora esiste un'incompatibilità tra una democrazia e il sublime, perchè dalla cultura romantica abbiamo assimilato l'idea che l’esemplarità significhi essere diverso, unico, porsi al di sopra delle regole comuni. Io propongo una forma di esemplarità alternativa, che tenga in considerazione ciò che è comune e che tutti condividiamo in quanto uomini. Tutti partecipiamo a un'esperienza umana comune che si riassume nell'universale vivere ed invecchiare degli uomini. Siamo tutti ugualmete mortali e questo è un elemento essenziale, siamo comuni mortali e davanti a questo qualsiasi differenza diventa secondaria o irrilevante. La vita di un uomo è la lenta preparazione del suo esempio. Il prezzo della verità è che è la morte che svela l'essenza delle persone».

Centrale nella riflessione del prof. Gomà è stata la figura di Achille, che nella tradizione occidentale è «il personaggio che maggiormnte è riuscito a raggiungere il concetto di gloria». Achille nacque immortale e si narra che sarebbe morto solo se avesse partecipato alla guerra di Troia, per cui la madre cercò di nasconderlo nel Gineceo. La domanda che si è posto Gomà allora è stata: «Perchè Achille andò a Troia se sapeva che sarebbe morto? In cosa consiste questa gloria che Achille preferì all'immortalità? La risposta è che Achille non visse la condizione mortale come una perdita ma come un arricchimento. L'esperienza della vita offre, a chi la possiede, un sapere, di avere dignità e prezzo, unico e insostituibile; che tutti noi, uomini e donne, sempre siamo idividuali quando siamo mortali, quando rinunciamo alla divinità della nostra infanzia, e accettiamo la mortalità della nostra vita. In quel momento otteniamo un'identità, un nome. Achille è un esempio non solo nella mitologia, ma è il paradigma dell'umano. Per Achille la sua esperienza fondamentale è essere mortale, ed è anche la nostra».

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