La celebrità? Nasce dall’immaginazione
Cashmore: «L’ eroe dello sport non è un essere umano va oltre lo spazio-tempo, è ciò che noi crediamo sia»
«Le celebrità non sono essere umani. Esistono e basta e noi immaginiamo la parte che i mass media non ci raccontano». È la conclusione a cui è arrivato Ellis Cashmore, che ieri mattina ha tenuto in piazza Grande a Modena, la sua lectio magistralis dal titolo “Celebrità sportive”. L'interesse di Cashmore per il mondo dello sport è nato quattordici anni fa, quando il filosofo ha deciso di dare vita ad un corso universitario dal titolo “cultura calcistica” (con temi come la globalizzazione, i sessi, la violenza, il razzismo nel calcio, ecc..), destando lo stupore di tutti i media, «ma io credo che il calcio sia centrale nella cultura europea, anche e soprattutto perché collegato allo sviluppo dei mass media». E l'affermazione non è casuale. Quando Cashmore ha deciso di dare vita al corso universitario un giornalista del Sun cambio il titolo del corso da “Cultura calcistica” a “Studi su Beckham” e dal giorno dopo è stato letteralmente subissato dai media che chiedevano interviste e precisazioni sul corso che intendeva tenere. E così Cashmore ha capito cosa si nasconde dietro le celebrità sportive. Il filosofo ha scritto due libri su due celebrità sportive il primo proprio su Beckham, che ha pubblicato perché la casa editrice glielo chiedeva come conditio sine qua non per poter pubblicare quello per cui inizialmente si era proposta, ovvero un libro su Mike Tyson. «Le celebrità non sono esseri umani, noi le immaginiamo, immaginiamo quella parte che i mass media non ci raccontano. Loro appaiono e basta, esistono oltre lo spazio-tempo. Devo confessare di aver incontrato Beckham solo una volta, sono state poche le parole che ci siamo scambiati e non ho avuto modo di conoscere il suo pensiero, anzi ho avuto l'impressione che nemmeno pensasse, lo vedevo come un burattino in mano a sua moglie Victoria. E così mi sono chiesto come mai siamo così affascinati dalle celebrità, che non danno grande apporto alla nostra vita, non ci arricchiscono. La risposta che mi sono dato è che le celebrità interagiscono con il nostro immaginario, per questo ne siamo così attratti». Il professore inglese dice di essere interessato a capire cosa accade nella mente delle persone nello scegliere una persona e farla divenire celebre; per questo e chiacchierando di questo va in chat con una infinità di persone anonime. E così è arrivato l'altro libro, quello che più in generale parla della cultura della celebrità, «una cultura che ha a che fare con il commercio, dove la celebrità viene mercificata».
Felicia Buonomo
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