«La gloria divina è l’opposto di quella inseguita dall’uomo»
Padre Bianchi traccia un parallelo tra i concetti evidenziando come Dio ci inviti a fare ciò che di fatto è all’antitesi della fama comunemente intesa
La gloria è una realtà più presente di quanto sia nominata ed è indicata, oggi, con altri termini: fama, onore, celebrità, maestà, prestigio sociale.
«Tutti noi umani sentiamo l'impulso di glorificare qualcosa o qualcuno con esiti diversi che determinano sempre la nostra umanizzazione o alienazione, la nostra libertà o schiavitù e soprattutto sentiamo l'impulso di ricevere gloria» - ha esordito Enzo Bianchi, priore di Bose, che ieri ha chiuso in piazza Grande a Modena il Festival Filosofia con la lezione magistrale "Il peso della gloria" - Siamo presi dalla vertigine che ci porta a scambiare l'essere con l'apparire: il vizio capitale più taciuto è quello della vana gloria. Cosa ci rende umani e cosa ci disumanizza? Bianchi ha mostrato al pubblico la visione biblica della gloria che attraversa tutti i testi e si rivela nella sua piena definizione nel quarto Vangelo di Giovanni. «Quando la Bibbia parla della gloria di Dio non parla, come comunemente si crede, di lode a Dio ma indica il peso, l'importanza nella storia di Dio - precisa Bianchi - La gloria di Dio è situata innanzitutto nei cieli, al di là di ogni realtà visibile e quando Dio vuole incontrare l'uomo si fa vedere, discende, mostrando la sua gloria, la sua prossimità». Dio a un certo punto non parla più al suo popolo attraverso messaggeri ma viene Lui stesso a salvare l'uomo: la novità assoluta dell'incarnazione, Dio che si fa uomo, il celeste che si fa terrestre, è l'indicibile del Cristianesimo.
«Da quel momento Dio è uomo e non si può nominare l'uno senza dire l'altro - spiega Bianchi - Secondo il quarto Vangelo tutta la vita di Gesù dimostra la sua gloria: al contrario di quella umana che evidenzia chi ha potere, successo, potenza, la gloria di Gesù non è evidente ma occorre scoprirla in comportamenti umili e quotidiani. Gesù non è un superman ma un uomo come noi». Il Gesù del quarto Vangelo mostra la gloria nel suo quotidiano spendere la vita per gli altri: «è una gloria al contrario, come Lui era un messia al contrario: mite, umile - afferma il priore - L'epifania definitiva si ha nella Passione: l'ora della morte è chiamata da Gesù stesso l'ora della gloria nel quarto Vangelo». Il Cristo schiaffeggiato, frustato e deriso dal potere politico e religioso del suo tempo, rivive nei prigionieri di Guantanamo, di Abu Ghraib, in coloro che subiscono la violenza delle guerre. È il Cristo che Pilato presenta al compiacimento della folla con la frase "ecce homo": l'epifania dell'uomo sconfitto e sofferente che assurge a rappresentazione perfetta dell'umano.
Nella Passione Gesù rivela la gloria di chi non risponde alla violenza con la violenza, di chi ama fino all'estremo rinunciando ad ogni tentazione di vigliaccheria. «Noi uomini tutti i giorni abbiamo l'occasione di non essere vigliacchi e tutti i giorni siamo giudicati dall'ultimo che incontriamo e Gesù su quel trono così ridotto a vittima, è il Giusto che li rappresenta tutti» spiega Bianchi. Il luogo della gloria di Dio è proprio la croce, la contestazione di ogni gloria mondana: «da uno strumento di morte la croce diventa così uno strumento di vita, dell'amore vissuto fino all'estremo - conclude Bianchi - Il potere con la sua visibilità gratifica la gente ammansendola. La gente è sempre pronta a rinunciare alla propria libertà per adorare il potere. Dove sta la gloria di Dio? si chiede Giovanni. La gloria di Dio è nell'umanità di Gesù di Nazaret, uomo vittima degli ingiusti, ma può riposare in ciascuno di noi se quotidianamente non ci lasciamo sedurre dalla falsa gloria: il destino finale, infatti, è l'uomo».
Laura Solieri
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