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«Meno beni e più relazioni allora saremo più felici»

«Meno beni e più relazioni allora saremo più felici»

Piazza Martiri gremita come non mai per la lezione di Umberto Galimberti che ha criticato la cultura occidentale: «È condannata all’autodistruzione»

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Lo hanno atteso fin dal primo mattino per occupare i posti allestiti nell'ampio spazio di Piazza Martiri a Carpi, sono venuti da tutta Italia,è stato visto anche Ligabue, per ascoltare il più pop dei filosofi: Umberto Galimberti . «La vanagloria è una gloria effimera, che coincide con la superbia» ha premesso Galimberti « Tanto la vanagloria che la gloria hanno bisogno dell'altro poiché si fondano su una struttura relazionale. Si fondano sulla identità, che non è qualcosa di naturale, di innato, bensì dipende dalla costruzione dell'altro». È dal riconoscimento che nasce l'identità «Senza il riconoscimento dell'altro, non so chi sono» ha detto lo studioso avvertendo insegnanti e genitori «Attenzione a svalutare bambini e studenti, se li sminuiamo rischiamo di minare la loro identità». La sua lezione semplice, diretta, incisiva si è articolata principalmente su due filoni: un'idea di vanagloria individuale, intesa appunto come superbia, e la vanagloria del mondo occidentale.

In origine «La forza di difesa dei propri valori, dei propri principi di cui ha parlato Platone, è stata distrutta, secondo Nietzsche dal Cristianesimo che parla agli uomini di uguaglianza dando vita a quella che il filosofo stesso chiamò moralità degli schiavi». Partendo dalla duplice accezione del "conosci te stesso" dell'oracolo di Delfi, Galimberti ha evidenziato «Il secondo senso significa conosci i tuoi limiti, altrimenti entri nello scenario della vanagloria, oltrepassando i tuoi limiti temi il destino». Nella seconda parte della sua lezione ha illustrato le tre ferite narcisistiche inflitte all'uomo occidentale, secondo Freud, che sono riconducibili alla scoperta di Copernico, a quella di Darwin e alla nascita della psicoanalisi Le tre mortificazioni freudiane riconducono l'uomo occidentale nel suo limite minando la vanagloria del mondo occidentale. I Greci parlavano della natura «Come della regola da cui costruire la città, la natura era ritenuta più forte della tecnica- ha spiegato lo studioso- l'idea di dominio della terra viene dal Cristianesimo». «L'Occidente si fonda su un ottimismo sul futuro, che è salvezza, e che viene dal Cristianesimo- ha affermato interrotto dagli applausi- voi credete che usciremo dalla crisi, questo non è vero, però ci credete». E ancora ha ammonito «Forse dovremmo vivere come i nostri nonni che avevano più relazioni, e meno beni, allora potremmo essere più felici». Condannando l'etica dell'intenzione lo studioso ha aggiunto «Non abbiamo ancora costruito un'etica che si sia fatta carico degli enti di natura».

In realtà: «La condizione umana -suggerisce lo studioso- è la condizione di un animale mancante che per compensare l'assenza di istinti ha creato le istituzioni». Senza appello Galimberti ha spiegato come la cultura occidentale contemporanea si stia pericolosamente spingendo verso l'autodistruzione, sotto l'impulso della logica esclusivamente finanziaria che regola le politiche Europee ma non solo anche perché "Abbiamo eliminato lo studio della musica, dell'arte, del greco e ora anche della filosofia dalle scuole, così non rischiamo di formare talenti in questi campi".

Francesca Testi

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