Gazzetta di Modena

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LA LEZIONE IN PIAZZA GRANDE

Saraceno: «Onorare i genitori con lo spirito che fu di Enea»

di Giulia Manzini

Cosa c'entra una lectio magistralis intitolata "Onora il padre e la madre" in un festival della filosofia incentrato sul tema della gloria? Una domanda che tanti ieri, con tutta probabilità, si sono...

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Cosa c'entra una lectio magistralis intitolata "Onora il padre e la madre" in un festival della filosofia incentrato sul tema della gloria? Una domanda che tanti ieri, con tutta probabilità, si sono posti in piazza Grande, a partire paradossalmente dalla stessa relatrice, la sociologa Chiara Saraceno che, proprio con tale quesito, ha dato inizio ad una dissertazione dal tono colloquiale. Ha prevalso l'interpretazione e la valenza sociologica ed antropologica del precetto biblico nella lettura della oratice: un precetto reso inattuale e obsoleto nella società postmoderna complessa e contraddittoria come quella attuale. Nelle società tradizionali e ancestrali ( non a caso il precetto biblico è presente nella maggior parte delle religioni praticate nel mondo) l'obbligo di onorare il padre e la madre riflette una impostazione gerarchica, patriarcale e verticistica della società. Oggi quel precetto religioso, quel comandamento della Torah, che prevedeva un obbligo morale di natura esclusivamente unilaterale, deve essere riformulato e declinato, riflettendo anche nuove forme di genitorialità, nuove dinamiche sociali, economiche e giuridiche. La prescrizione normativa di rendere onore ai genitori non deve sancire il riconoscimento dell'onnipotenza del pater familias, ma deve essere un legame incentrato sul sentimento della riconoscenza e della generosità da parte del figlio nei confronti dei genitori. La Saraceno per esemplificare la complessità e intrinseca conflittualità del rapporto tra padri e figli introduce il termine "generatività": parola di chiaro stampo sociologico che implica invece un atteggiamento di reciprocità dove non esiste più una generazione subalterna rispetto a quella precedente. «Oggi siamo contemporaneamente, figli, genitori e, nonni - esemplifica la sociologa - nella società dove convivono tre generazioni se non quattro; in alcuni casi, i figli, ricoprono a loro volta il ruolo di padre del proprio padre, quando diventano precarie le condizioni di salute dei genitori». «Dunque - conclude la sociologa - lungi dal ricoprire il ruolo del parricida Edipo che uccide il padre o del dio Kronos che divora i figli, nell'iconologia contemporanea e nell'immaginario, assume forte valenza simbolica la figura del pio Enea, protagonista dell'Eneide di Virgilio che trascina sulle spalle l'anziano padre Anchise e lo porta in salvo, lontano dalla città ormai data alle fiamme dai nemici». Così la pietas latina del moderno eroe Enea, esemplifica bene il sentimento che deve essere alla base di un arcaico precetto religioso.

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