«Così rubarono una statua nella chiesa di S.Vincenzo»
Lo storico dell’arte Emilio Negro: «Era il 1986 e si stava preparando una mostra Finti incaricati della Soprintendenza la portarono via con la scusa del restauro»
“La Madonna con i santi Giovanni Evangeslista e Gregorio Taumaturgo” del Guercino non è l'unico furto compiuto nella chiesa di San Vincenzo. Un'altra opera è stata portata via dalla chiesa di corso Canalgrande nel maggio del 1986, un furto di cui nessuno ha parlato e solo oggi se ne conoscono i particolari. A sparire fu una scultura: un bronzo di scuola emiliana del Cinquecento, alto 92 centimentri, raffigurante un angelo che regge un candeliere e un piatto. Un bronzo rarisssimo, collocato in una cappella laterale della chiesa, dalla stessa parte dove era il capolavoro del Guercino, il cui furto risale a un mese fa.
Si stava preparando la mostra “L'arte degli Estensi”, da giugno a settembre 1986 nel Palazzo comunale, nei Musei e alla Galleria Estense. «Venne rubato con uno stratagemma» racconta lo storico dell'arte Emilio Negro, esperto dell'arte emiliana dal Trecento al Settecento, che collabora con i più importanti musei e case d'aste al mondo. «Nel trambusto del recupero di opere, si presentarono nella chiesa di San Vincenzo, Pantheon degli Estensi, alcuni in tuta da operaio che, spacciandosi della Soprintendenza, dissero che dovevano portare via uno dei due angeli gemelli (si trattava di un lasciato di una nobile famiglia modenese) per il restauro. Così è sparita un'opera di grande valore storico-artistico che non è stata mai più trovata. Un bronzo meraviglioso, alquanto facile da collocare sul mercato ad un prezzo abbordabile».
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La stessa fine farà il Guercino?
«Non credo, perché non può essere un furto su commissione di un collezionista matto. È roba di mafia, di delinquenza organizzata. Il collezionista ha il piacere di esporre le sue cose, per valorizzarle. Uno che fa un furto del genere vuole chiedere qualcosa in cambio. Conosco collezionisti in tutto il mondo, ma non c'è nessuno così idiota da voler comprare roba rubata. Chi ha preso il Guercino pensa ad una trattativa. Lo dice anche la situazione modenese. Perché hanno rubato il Francesco I di Velazquez a Modena e il Caravaggio a Palermo?».
Sempre tanti i furti nelle chiese...
«In verità c'è un calo di furti, ma ancora tanti. È allucinante. Ormai quadri e oggetti vari non li vuole più nessuno. Un Guercino di quel genere può valere, come è stato scritto, quattro o cinque milioni di euro. Però, ora sul mercato italiano può raggiungere, con molta fortuna, 7 o 800mila euro. Un'opera non commerciabile, anche se fosse di lecita provenienza, perché bisogna giustificare l'acquisto e non può essere portata all'estero. A Ferrara da 10 anni è stato messo sul mercato da una famiglia un quadro del Guercino che è stato esposto in tutte le mostre. È ancora lì ad aspettare l'acquirente».
Ma è facile rubare nelle chiese?
«Sì, per bande organizzate. Si riesce a rubare anche nelle banche. E poi , se li prendono, cosa vuoi che gli facciano? Non hanno ammazzato nessuno... Non esiste un codice penale che contempli una condanna più pesante rispetto a quelli che portano via un candeliere. Se li trovano, non avranno forse nemmeno gli arresti domiciliari».
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“La Madonna con i santi” è proprio un capolavoro?
«Un quadro molto bello. La qualità è ottima, fa parte della piena maturità del Guercino».
Occorrerebbe, quindi, prestare più attezione?
«Certamente, visto che oramai rubano anche le barre della ferrovia. Ora tutti fanno a scaricabarile, la colpa è di tutti e di nessuno. Ricordo la polemica feroce sull'autenticità di "Giuseppe e la moglie di Putifarre", opera attribuita al Guercino ed esposta a Palazzo Ducale. Invece di perdere tempo in baggianate, sarebbe stato meglio affrontare il problema sul nostro patrimonio non sufficiente tutelato. Si spendono centinaia di migliaia di euro per il Festival Filosofia (importante e non dico che non deve essere fatto), e non si riescono a trovare i soldi per i nostri tesori d'arte. Ci sono pure questioni di priorità».
In verità , non pare a molti che ci sia grande protezione...
«È la protezione che manca. La chiesa di San Vincenzo è il Pantheon degli Estensi. Il prete può essere distratto per non aver chiesto sovvenzioni per l'allarme, ma è il Comune, come pure la Soprintendenza, che deve prendersi cura di questa chiesa legata alla storia di Modena, perché è un vero monumento, con i resti mortali degli Estensi».
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