Il Festival Filosofia non cambia formula e punta a rinnovarsi
«Nel 2015 proveremo a ricucire la frattura tra generazioni» «Eventi a pagamento come a Mantova? Non se ne parla»
«La flessione rispetto al 2013 è lieve - spiega la direttrice del Festival filosofia Michelina Borsari - siamo a quota 208 mila presenze. Quest'anno abbiamo fatto esperimenti, riusciti, a Sassuolo e ora avremo una boccata di ossigeno da 100 mila euro da Fondazione Carpi.
Ora applicheremo il modello festival alla riapertura dell'Estense a febbraio con una serie di conferenze di storici dell'arte e iconologi sul modello del nostro festival».
Michelina Borsari, partiamo dal bilancio di questa edizione appena chiusa.
«Dal punto di vista della qualità teorica è stato un anno di svolta, con un tema, la gloria, che era un pò sottotraccia.
Tutto bene anche perché il pubblico è molto consapevole, fa spesso domande molto sensate e noi facciamo il possibile, poi certo c'è la crisi ma lì non possiamo farci tanto».
C'è stato qualcosa fuori posto secondo lei?
«Il grande tema di cui discutere è la viabilità di collegamento tra Modena, Carpi e Sassuolo, ma il problema non lo risolve il Consorzio. Vogliamo invece agire di più sul fronte della domenica, perché nella serata ho visto alcune attività e luoghi chiusi forse troppo presto rispetto agli orari. Capisco la fatica e la stanchezza di tutti a fine manifestazione".
Un pò di numeri?
«Siamo a 208mila presenze, a conteggio quasi ultimato, dunque appena più bassi dell'anno scorso, edizione speciale anche perché si parlare di amore e amare. Alcune iniziative quest'anno sono andate benissimo: le mostre di Jodice e Izu della Fondazione Fotografia al Foro Boario sono arrivate a quota 37mila, pensiamo che lo scorso anno totalizzarono 21mila presenze nei tre giorni.
E poi le abbiamo lanciate per la loro apertura fino a gennaio. È andato bene anche Palazzo S.Margherita e la Manifattura Tabacchi, un nuovo luogo espositivo a Modena. E poi ci sono posti, come il nuovo Consorzio Creativo che con la mostra di Fontana è arrivato a 2500 presenze in tre giorni, oppure le oltre mille presenze registrate al museo del Duomo che quest'anno ha partecipato attivamente. Benissimo anche la zona Pomposa su cui punteremo, molto bene quanto è accaduto a Sassuolo, ma ne eravamo consci perché dipende anche da come strutturiamo il programma. Carpi venerdì è partita con il freno a mano tirato, ma poi benissimo sabato e domenica, penso ad esempio alla mostra sui Trionfi di Petrarca o allo spettacolo di Bergonzoni».
Eventi e lezioni resteranno gratuiti?
«Certo, anche perché abbiamo fatto analisi e il biglietto ci porterebbe molti svantaggi, inoltre sarebbero penalizzati i giovani. Non vogliamo un festival meno festoso".
Nel 2015 c’è "ereditare".
«È un temine amplissimo, a noi interessa soprattutto parlare della fratture tra le generazioni e ai modi in cui si trasmette il sapere: pensiamo a cosa avviene con le migrazioni di popoli e cultura che vanno di pari passo. Pensiamo anche all'Unesco: nel patrimonio mondiale prima c'erano i monumenti ora anche ambiente e patrimonio immateriale».
La parola è stata rivelata in piazza a metà pomeriggio, un incidente?
«No, erano gli accordi con i tre sindaci. L'hanno detta a metà pomeriggio perché Muzzarelli ha presentato a quell'ora Gustavo Zagrebelsky".
Cosa ha seguito?
«Sono andata a Sassuolo per chiusura ed esperimenti fatti".
Il festival un po' cambia?
«La formula resta fissa, ma cerchiamo di innovare. Entro cinque anni Provincia e Camera di Commercio non potranno più sostenerci, per fortuna la Fondazione di Carpi entra con 100mila euro».
Ora vi occupate della riapertura 2015 dell'Estense?
«Sì ce l'ha chiesto la Fondazione Cassa di Modena che vuole lasciare un regalo alla città nel 2015, anno in cui si rinnovano le cariche, per questo affianchiamo i vertici del museo Casciu e Gasparotto. Loro manterranno la loro autonomia, noi diamo una mano applicando il modello festival. Vorrei rendere onore al prof Bernardo Secchi, scomparsi ieri. Doveva venire a Modena».
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