Gazzetta di Modena

Modena

scuola

«Io, docente precaria Per me stamattina nessuna campanella»

di Francesca Testi *
«Io, docente precaria Per me stamattina nessuna campanella»

Francesca Testi, autrice del blog Scuola Liquida, racconta ansie, delusioni e sogni di chi deve attendere una chiamata

4 MINUTI DI LETTURA





Sono una precaria, insegno Scienze Sociali, il mio primo giorno di scuola? L'ho trascorso consultando la posta certificata accanto al telefono, in attesa di una chiamata da parte delle scuole. Funziona così, me lo chiedono le persone per strada, gli allievi, le famiglie che incontro.

Veniamo convocati ogni anno, a fine agosto, dal Provveditorato in una data precisa per ogni materia o ordine scolastico. Ci ritroviamo in aule magne come in una sorta di festa natalizia a scambiarci auguri, opinioni, timori, e perché no anche notizie sui figli. Forse il lato più positivo della situazione è proprio questo: i colleghi con bambini piccoli se li portano, e quindi ogni anno puoi vedere quanto Giacomino sia cresciuto. Questo ogni anno.

Per me è solo la sesta volta, quindi non dovrei lamentarmi, se penso ai colleghi che lo fanno da oltre vent’anni . In quell'occasione, sulla base della nostra posizione in graduatoria, ci vengono proposte cattedre e spezzoni orari per raggiungere le famigerate 18 ore. Se non hai un'assegnazione in quella sede, come nel mio caso, devi attendere una chiamata dal Preside che quasi sempre può offrire poche ore e ti arriva con una telefonata o una mail.

Nei giorni scorsi, dopo le convocazioni, mi sono state offerte si ore di lezione a Palagano. Ho rifiutato, perché per me significa percorrere 70 km magari più volte la settimana, e vedere il mio compenso finire in carburante.

Per due anni ho insegnato a Pavullo, viaggiando per più di 120 chilometri al giorno (andata e ritorno dalla scuola) o essendo costretta a trovare un alloggio provvisorio, mi sono trovata ad affrontare spese ingenti tanto dal punto di vista economico che personale. E non sono la sola. Sono tantissimi i colleghi che affrontano quotidianamente questo, soprattutto insegnanti delle scuole medie ed elementari.

Ogni anno l'ansia pre-chiamate cresce: passi il tempo a consultare il sito del Provveditorato per esaminare i trasferimenti dei colleghi di ruolo e le ore che rimangono, e quindi cercare di indovinare cosa farà il collega prima di te, e immagini la strada che dovrai percorrere ogni giorno, pensi alle classi che hai lasciato, dove vorresti tornare, per portarne almeno una alla maturità.

Sicuramente si cambia sede, allora addio continuità didattica.

Quando ho iniziato questa professione ho capito che per quanto ci sentiamo precari rispetto al lavoro, a 14, 15, 16 anni un anno scolastico rappresenta un tempo dilatato, quindi ho deciso che sarei sempre dovuta entrare in aula come se potessi rimanere a lungo.

In sei anni di servizio ho coordinato consigli di classe con colleghi di ruolo, ho partecipato a viaggi d'istruzione (non pagata), realizzato numerosi progetti, vinto concorsi nazionali e regionali, costruito rapporti con enti locali e associazioni.

E ogni volta che mi contattano la risposta è sempre quella: “Spiacente, quest'anno non insegno più li”. E quindi i legami che hai intessuto per quella scuola si assottigliano, perdendo occasioni importanti. Ma la domanda che mi pesa di più è quella che mi rivolgono studenti e famiglie: “Prof ci sarà il prossimo anno?”. O peggio: “Prof, a chi dobbiamo scrivere per averla qua?”. Cosa dire, se anche per noi è un'incognita?

Per me quest'anno non c'è stato il primo giorno di scuola.

Non ho potuto varcare il portone di alcun istituto alla scoperta delle classi assegnate, non mi sono aggirata per i corridoi di nessuna scuola sconosciuta alla ricerca delle aule, non ho percorso l' ingresso vedendo i ragazzi saltellare e agitarsi per l'arrivo della nuova prof. Non ho illustrato il programma che terrò. Di sicuro non potrò tornare dalle mie classi perché ore disponibili non ce ne sono.

Fatico a pensare un anno lontano dalla scuola, ma voglio essere ottimista, potrebbero toccarmi spezzoni orari magari in 2, o perché no 3 scuole, a una distanza approssimativa di 50 km l'una dall'altra, per 12 ore di insegnamento (se va bene) con quadri orari che mi rendano difficile spostarmi da un punto all'altro della provincia, potrò frequentare collegi docenti e consigli in più sedi, raddoppiando la fatica anziché ridurla.

Però se mi chiedete cosa voglio fare da grande: la risposta è ancora insegnare!

* docente precaria

autrice del blog Scuola Liquida

su www.gazzettadimodena.it

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google