Offre la casa a terremotati «Rifiutano tenendo i soldi»
San Felice. Il proprietario di un appartamento raccoglie l’invito del Comune «Ma nessun immigrato accetta, dovendo rinunciare ai 900 euro mensili del cas»
SAN FELICE. Affittare un appartamento a famiglie di terremotati, rispondendo agli appelli del Comune. Era l’impegno che si è preso Mauro Panza, mettendo casa sua a disposizione della solidarietà ai terremotati.
Il risultato è una amara disillusione, che alza il velo su un fenomeno da governare al più presto, per evitare che aiuti messi in piedi più di due anni fa si trasformino in un assistenzialismo a vita, come purtroppo qualcuno sembra intenzionato a fare.
Racconta Mauro: «Ho abitato per 20 anni in una palazzina di via Lavacchi, tra San Felice Camposanto. Vivevo al secondo piano, e l’edificio è uno dei pochi che non ha subito danni nel quartiere, ma mia figlia era talmente spaventata che abbiamo deciso di trasferirci, per cambiare ambiente e ripartire. Così ho dapprima messo in vendita l’appartamento. Si è presentato un padre di famiglia, un immigrato magrebino, con il quale siamo presto andati d’accordo, tanto da fissare l’appuntamento, presso un notaio di Medolla. Ma al momento di firmare ha chiesto se per caso avrebbe perso il contributo di autonoma sistemazione per i terremotati rimasti senza la casa, tra moglie e figli una cifra che ammontava a 900 euro. Il notaio glielo ha confermato, così lui si è alzato e se ne è andato».
Di qui la decisione di rinunciare alla vendita dell’appartamento, anche perchè nel frattempo Panza ha saputo dell’appello dei Comuni ai proprietari di alloggi sfitti.
«Non nego che per me ci potesse essere una convenienza, altrimenti rischiavo di pagare per l’appartamento come seconda casa sfitta - prosegue Panza - Ho parlato con la dottoressa Sitta del Comune, trovando grande disponibilità e attenzione, così mi sono convinto, anche perchè il Comune garantisce i proprietari sull’indennizzo di danni. Anzi, ho pensato di sostituire la vecchia caldaia con una nuova, e per farlo al Banco Posta ho attivato un prestito, a mie spese. Era quello il mio impegno concreto per una famiglia di terremotati».
Così il Comune ha selezionato le famiglie.
«Prima una famiglia di magrebini. Cinque persone, l’anziana mamma, la moglie, i figli e il capofamiglia. Sono venuti a vedere l’appartamento, che è di 92 metri quadrati, completamente arredato, con tanto di box auto e porzione di giardino con pozzo autonomo. Dapprima grandi ringraziamenti, poi mi ha fatto chiamare dalla moglie per dirmi che non interessava. Ho saputo che non interessava perchè volevano mantenere i 900 euro di cas, o restare ad abitare gratuitamente nei map di via Tassi...».
Terza famiglia. «Questa volta una coppia di pakistani - prosegue Mauro - Hanno guardato l’appartamento, poi si sono avviati all’uscita con un “va bene”. Ho chiesto in che senso “va bene” e loro, con un gesto della mano, hanno fatto segno che disdegnavano, che non gli interessava. Alla luce di questa esperienza, mi domando se i privilegi e le opportunità concesse a queste persone siano così dovuti e meritati». (a.setti)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
