«Opere d’arte da proteggere, ecco come»
Adalberto Biasiotti, esperto Unesco. «Il compito non deve ricadere sui preti, ma sui professionisti»
Rendiamo sicure le nostre chiese. La proposta arriva, dopo l'incredibile furto del Guercino nella chiesa di San Vincenzo, da Adalberto Biasiotti, esperto Unesco per la protezione del patrimonio culturale. Per dieci anni è stato consulente per la sicurezza anticrimine della Soprintendenza Archeoligica di Pompei. Una totale disponibilità del professionista (laureato in ingegneria elettronica, autore di diverse pubblicazioni, in più lingue), che offre le sue competenze per rendere “impenetrabili” i luoghi che in città custodiscono beni artistici e culturali. Di questo contributo volontario e gratuito ha informato anche monsignor Giacomo Morandi dell'Arcivecovado. «Sono rimasto molto turbato per il recente furto in San Vincenzo. Credo si possa fare qualcosa per scongiurare altre azioni del genere».
In primo luogo?
«Ci vogliono professionisti e non personale religioso. I sacerdoti si preoccupano più della salute dell'anima che della tutela dei beni culturali. Per questo anche se si mettessero nelle loro mani dei fondi, essi non sarebbero in grado di utilizzarli in modo ottimale. Ho girato il mondo (Cairo, Giordania, Georgia, Turchia...) e i probemi sono gli stessi anche per le moschee e siti archeologici. Ecco perché per i Musei Vaticani c'è un team di professionisti e a Milano un architetto per il Duomo e il Museo di Sant’Ambrogio».
Non ci si poteva intervenire un po' prima?
«Frequentando la parrocchia di San Francesco, ho avuto più volte occasione di scambiare opinioni con mons. Guido Vigarani e sviluppai per suo incarico un'analisi di rischio della preziosa biblioteca del seminario. E su sua indicazione, contattai don Adriano Tollari, responsabile Ufficio beni culturali della Diocesi, al quale proposi di impostare un piano organico di rilevamento delle misure di sicurezza del patrimonio ecclesiastico. La sua reazione mi parve passiva e pertanto non mi permisi di insistere».
La sua "ricetta"?
«Non potendo disporre di professionisti, occorre studiare soluzioni tecnologiche autosufficienti, cioè sistemi che, una volta inseriti, non si disinnescano finché non arriva un addetto. Sistemi con centraline intelligenti da programmare in fase di installazione. All'interno un trasmettitore automatico lancia l'allarme alle forze dell'ordine (nessun costo) e a un istituto di vigilanza (circa 80 euro al mese)».
Ma si può fare di più e meglio?
«Sì, certo. È possibile installare impianti video-intelligenti che rivelano l'eventuale presenza di qualcuno, visualizzando l'immagine a distanza».
La differenza di costo?
«Del 30% in più. Vita media degli impianti cinque o sei anni, poi un intervento di "ringiovanimento", aggiornando il software».
Dove installare gli impianti?
«Necessaria una scheda, usata dall'Unesco, che i responsabili delle chiese devono compilare, in base alla quale si può studiare una scala di priorità di interventi, secondo l'importanza e la criticità dell'ubicazione, nonché i livelli di difesa da attuare. C'è da dire che il sistema di difesa comincia con le chiavi e serrature, una pianificazione tempestiva e concordata con le forze dell'ordine perché possano conoscere nei dettagli i luoghi e intervenire adeguatamente, in caso di necessità».
Quante chiese sono protette a Modena?
«Difficile dirlo... So solo che se un impianto non è gestito bene, una chiesa o altro ambiente non è protetto».
Si potrebbe cominciare da...
«Anche da un sito medio-piccolo, ipotizzando uno stanziamento inferiore a 5mila euro per un impianto che assicuri una buona protezione».
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