«Quale sarà il futuro della Maserati?»
È il quesito ripetuto dalle centinaia di delegati sindacali che ieri hanno manifestato contro le scelte del Gruppo Fiat
Un’assemblea «per la democrazia». Ieri pomeriggio almeno trecento lavoratori hanno partecipato all’incontro davanti ai cancelli della Maserati. Bandiere e palloncini sventolavano in aria, la strada era chiusa al traffico mentre per circa un’ora esponenti della Fiom-Cgil discutevano dell’ordine del giorno. Gli organizzatori hanno rivendicato la presenza della sigla sindacale durante le trattative aziendali. Poi hanno chiesto garanzie per i lavoratori modenesi del Tridente.
«Sono stato a Termini Imerese - ha spiegato Michele De Palma, responsabile nazionale Fiom del comparto auto - lo stabilimento è chiuso, i cancelli sono sbarrati. Eppure avevano detto che era un fatto temporaneo. Ora, se entro il 31 dicembre non ci sarà un piano credibile, millecinquecento lavoratori saranno licenziati dalla direzione Fiat. I lavoratori della Maserati hanno il diritto di andare nelle assemblee per esprimere paura e preoccupazione per il futuro. A fianco della 4C dell’Alfa Romeo, quale modello sarà prodotto a Modena? Qual è l’ipotesi per il Polo del lusso? Non vogliamo che accada come a Pomigliano, con lavoratori in cassa integrazione a zero ore». Michele De Palma ha ricordato come Marchionne abbia detto «di voler scrivere un libro nuovo», domandando come ciò si concili con la presenza in Italia.
«A Detroit - ha ripreso De Palma - l’amministratore delegato ha detto che saranno prodotti sette milioni di auto nel 2018. Quante saranno prodotte in Italia? Non c’è risposta a questa domanda».
De Palma ha lanciato anche una proposta: «Rinunciamo a convocare le assemblee, basta che voi garantiate tutte le dieci ore ai lavoratori appartenenti a qualsiasi organizzazione sindacale. Vi sfidiamo». «Perché FCA Auto - ha aggiunto Cesare Pizzolla, segretario Fiom-Cgil di Modena - non chiarisce quale futuro ha per lo stabilimento? Marchionne dice che la Maserati ha aumentato del 600% le vendite, però non dice quante vengono da Modena. È chiaro ed evidente che la Maserati di Modena non è più strategica in Maserati. È questo il progetto che ha la Fiat? Se a Modena non si produce più o si produce poco, non è un problema solo per i lavoratori diretti della Maserati, ma anche delle aziende fornitrici di primo, secondo e terzo livello». L’assemblea è stata aperta da un lavoratore che ha rivendicato i diritti costituzionali. «Ho la Costituzione in mano - ha spiegato Mino Carrozzo, delegato Fiom in Maserati - perché in questa azienda non si rispetta. All’articolo 39 è sancito che l’organizzazione sindacale è libera e che i sindacati possono stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce».
«Quanto accade qui - ha concluso Tania Scacchetti, segretario Cgil Modena - è un insulto a tutti. La Maserati appartiene alla storia di Modena e del nostro Paese. Come Cgil esprimiamo preoccupazione per i piani industriali? Quali sono i progetti futuri? Dove saranno sviluppati? Cosa succederà al territorio, che ha già visto il trasferimento a Grugliasco? Noi vogliamo che la Maserati resti qui, con i settori produttivi e ingegneristici. Modena sia un luogo strategico per la ricerca e l’innovazione».
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