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«Quale sarà il futuro della Maserati?»

di Gabriele Farina
«Quale sarà il futuro della Maserati?»

È il quesito ripetuto dalle centinaia di delegati sindacali che ieri hanno manifestato contro le scelte del Gruppo Fiat

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Un’assemblea «per la democrazia». Ieri pomeriggio almeno trecento lavoratori hanno partecipato all’incontro davanti ai cancelli della Maserati. Bandiere e palloncini sventolavano in aria, la strada era chiusa al traffico mentre per circa un’ora esponenti della Fiom-Cgil discutevano dell’ordine del giorno. Gli organizzatori hanno rivendicato la presenza della sigla sindacale durante le trattative aziendali. Poi hanno chiesto garanzie per i lavoratori modenesi del Tridente.

«Sono stato a Termini Imerese - ha spiegato Michele De Palma, responsabile nazionale Fiom del comparto auto - lo stabilimento è chiuso, i cancelli sono sbarrati. Eppure avevano detto che era un fatto temporaneo. Ora, se entro il 31 dicembre non ci sarà un piano credibile, millecinquecento lavoratori saranno licenziati dalla direzione Fiat. I lavoratori della Maserati hanno il diritto di andare nelle assemblee per esprimere paura e preoccupazione per il futuro. A fianco della 4C dell’Alfa Romeo, quale modello sarà prodotto a Modena? Qual è l’ipotesi per il Polo del lusso? Non vogliamo che accada come a Pomigliano, con lavoratori in cassa integrazione a zero ore». Michele De Palma ha ricordato come Marchionne abbia detto «di voler scrivere un libro nuovo», domandando come ciò si concili con la presenza in Italia.

«A Detroit - ha ripreso De Palma - l’amministratore delegato ha detto che saranno prodotti sette milioni di auto nel 2018. Quante saranno prodotte in Italia? Non c’è risposta a questa domanda».

De Palma ha lanciato anche una proposta: «Rinunciamo a convocare le assemblee, basta che voi garantiate tutte le dieci ore ai lavoratori appartenenti a qualsiasi organizzazione sindacale. Vi sfidiamo». «Perché FCA Auto - ha aggiunto Cesare Pizzolla, segretario Fiom-Cgil di Modena - non chiarisce quale futuro ha per lo stabilimento? Marchionne dice che la Maserati ha aumentato del 600% le vendite, però non dice quante vengono da Modena. È chiaro ed evidente che la Maserati di Modena non è più strategica in Maserati. È questo il progetto che ha la Fiat? Se a Modena non si produce più o si produce poco, non è un problema solo per i lavoratori diretti della Maserati, ma anche delle aziende fornitrici di primo, secondo e terzo livello». L’assemblea è stata aperta da un lavoratore che ha rivendicato i diritti costituzionali. «Ho la Costituzione in mano - ha spiegato Mino Carrozzo, delegato Fiom in Maserati - perché in questa azienda non si rispetta. All’articolo 39 è sancito che l’organizzazione sindacale è libera e che i sindacati possono stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce».

«Quanto accade qui - ha concluso Tania Scacchetti, segretario Cgil Modena - è un insulto a tutti. La Maserati appartiene alla storia di Modena e del nostro Paese. Come Cgil esprimiamo preoccupazione per i piani industriali? Quali sono i progetti futuri? Dove saranno sviluppati? Cosa succederà al territorio, che ha già visto il trasferimento a Grugliasco? Noi vogliamo che la Maserati resti qui, con i settori produttivi e ingegneristici. Modena sia un luogo strategico per la ricerca e l’innovazione».

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