Quella rissa in piazza al suono della fanfara
Nel pieno della tensione internazionale, divisi dall’appoggio tra Austria e Francia le fazioni vennero a contatto in piazza Costituente a Mirandola il 5 agosto 1914
Nei giorni che seguirono l'uccisione dell'arciduca Francesco Ferdinando e di sua moglie (28 giugno 1914), la tensione internazionale cominciò a salire di livello. Anche a Modena gli animi si surriscaldarono presto. A Mirandola, il 5 agosto, si arrivò addirittura alle mani tra socialisti e cattolici, divisi come due tifoserie.
I socialisti modenesi, già schierati in maggioranza per la pace in occasione della guerra di Libia, nel 1911, rafforzarono la loro contrarietà alla guerra. I cattolici avevano invece una posizione più sfumata. La maggioranza di loro si collocava su posizioni di attesa delle scelte del Governo, anche se giudicava il possibile conflitto come un disastro. “Alla vigilia di una terribile conflagrazione europea?” titola ad esempio, il 2 agosto, il giornale “Il Frignano”, con parole ben lontane dagli entusiasmi dei nazionalisti.
Pur con questa premessa, è chiaro che per i cattolici modenesi se guerra doveva essere, bisognava combatterla a fianco dell'Austria (all'epoca nostra alleata) e non della Francia “laica e massonica”.
È proprio per questo motivo che a Mirandola si arrivò alla rissa.
Leggiamo su un altro giornale dell'epoca, “Il Panaro”: «Circa alle ore 23 la fanfara del ricreatorio clericale entrava in città al suono di una marcia. I cittadini risposero alla provocazione pretina con fischi e grida di evviva la Francia, abbasso la guerra. I preti che accompagnavano la fanfara gridarono “viva l'Austria”. Questa fu come la scintilla che fece divampare l'incendio; nacque una colluttazione, i preti fuggirono e i giovincelli sopraffatti, furono sottratti a stento dai carabinieri accorsi, all'ira della folla». Documenti conservati all'Archivio di Stato di Modena confermano solo in parte questa versione giornalistica. Verso le 18.30 don Verri, che era a capo del ricreatorio cattolico, mandò una lettera al delegato di pubblica sicurezza di Mirandola nella quale annunciava l'uscita, per la sera stessa, della fanfara del ricreatorio. Per una serie di circostanze la lettera non arrivò sul tavolo giusto e così la fanfara, seguita da vari giovani, si trovò a passare nell'attuale piazza Costituente proprio nel momento in cui in Municipio si stava svolgendo un'adunanza del circolo socialista. Era come gettare benzina sul fuoco. Le posizioni contro la guerra e quelle a favore dell'Austria (o almeno non ostili) si trovarono all'improvviso a tu per tu.
La fanfara fu dapprima fischiata da alcune persone sedute al caffè “dei Cacciatori”, poi fu di nuovo sommersa da fischi ed inseguita da un'ottantina di persone che scendevano dal Municipio, alla testa delle quali c'era il sindaco (socialista) Attilio Lolli. Il pronto intervento delle forze dell'ordine evitò che si arrivasse alle vie di fatto, ad eccezione di un pugno ricevuto da uno dei giovani che seguivano la fanfara. I socialisti a quel punto si radunarono sotto la canonica per continuare a protestare, ma furono allontanati anche da lì. Stando ad una lettera del sottoprefetto di Mirandola, non era vero che un giovane cattolico avesse gridato in quell'occasione “Viva l'Austria”. «Ho assicurazione assoluta - scriveva il sottoprefetto nel riassumere i fatti al prefetto di Modena - che di questa parte dell'incidente non sarà fatto cenno sui giornali di alcun partito». Ma le sue parole furono smentite nelle ricostruzioni dei fatti riportate dalla stampa. A quell'epoca la censura di guerra non “sbianchettava” ancora le pagine dei giornali.
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