Delitto Gatti, Miani condannato anche dalla Cassazione
Confermata la pena d’appello a 23 anni, presto esecutiva Soddisfatti i parenti del commerciante assassinato a fucilate
Omicidio Gatti: ieri sera la Cassazione ha confermato la condanna a 23 anni di carcere per Vittorio Miani, il 76enne pensionato di Sassuolo ritenuto colpevole di omicidio volontario e occultamento di cadavere dell’ex amico e socio Franco Gatti, commerciante di ceramica sassolese. Nell’iter giudiziario ora resta solo da conoscere la motivazione della sentenza della Suprema Corte e poi la pena diventerà esecutiva a tutti gli effetti per Miani, assistito dall’avvocato Mario Marchiò. Piena soddisfazione da parte della famiglia Gatti, assistita in qualità di parte civile dagli avvocati Lorenzo Muracchini e Andrea Zunarelli: «Per noi è un giorno importante - spiega Elisabetta, figlia della vittima - possiamo dire che alla fine del percorso giudiziario siamo soddisfatti nonostante l’ancora vivo e forte dolore per la perdita di nostro padre. La Cassazione ha confermato ciò che il primo grado e l’appello avevano detto chiaramente, nero su bianco: Miani è colpevole della morte di mio padre». L’omicidio di Franco Gatti, 60 anni, ha infatti lasciato un lutto e un vuoto profondo nelle sue congiunte: la moglie Giordana e le figlie Elisabetta e Daniela. In questi anni si sono sempre battute per il riconoscimento dell’onore del padre e la verità processuale.
Strenua anche la difesa di Vittorio Miani da parte dell’avvocato Marchiò. Tuttavia, Miami fu riconosciuto colpevole già dalla Corte d’assise a Reggio, nel corso del primo grado, che nel gennaio 2012 sentenziò l’ergastolo. E poi nel gennaio 2013 la Corte d’assise d’Appello di Bologna, pur riformando la sentenza, decise per una condanna di 23 anni. In questo caso era caduta la l’accusa di premeditazione del delitto.
Il caso Gatti nacque in sordina agli inizi di agosto del 2010, quando l’imprenditore non tornò a casa e i familiari si allarmarono denunciando la scomparsa. Solo qualche giorno dopo, su indicazione di un testimone, il suo corpo venne trovato dai carabinieri in fondo a un pozzo accanto alla casa colonica di proprietà di Miani a Sant’Antonino di Casalgrande (Reggio). Il corpo di Gatti era stato colpito da due colpi di fucile ma l’arma non fu mai trovata. Né venne mai trovato il luogo del delitto, che era stato ipotizzato comunque in zona. Le indagini condotte dalla Procura di Reggio non portarono alla scoperta di elementi concreti importanti ma arrivarono a una ricostruzione fattuale precisa grazie soprattutto ai rilevamenti delle celle telefoniche che indicavano gli spostamenti di Miani inchiodandolo nella zona della sua casa a Sant’Antonino al momento del delitto. Anche il figlio venne coinvolto nelle indagini .
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