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Giro di vite su soldi e Map agli sfollati

Giro di vite su soldi e Map agli sfollati

C’è chi rifiuta le case per incassare i contributi di autonoma sistemazione: la politica studia una drastica riduzione dei fondi

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Fino a 900 euro al mese quale contributo di autonoma sistemazione: un budget che fa gola a chi è cronicamente abituato a vivere in situazione di indigenza e che però sta facendo assai discutere all’interno dei Servizi sociali e degli Uffici Cas dei Comuni terremotati. Tanti soldi, soprattutto se paragonati al costo degli affitti nella Bassa. Soldi che però vengono equiparati ad un mini-stipendio extra e che porta tanti cittadini a rifiutare qualsiasi proposta di sistemazione alternativa. Il caso di San Felice, raccontato ieri dalla Gazzetta, è solo uno dei tanti che caratterizzano la quotidianità delle zone devastate dal sisma dove decine di persone preferiscono incassare il contributo senza procedere alla reale sistemazione della propria abitazione o alla ricerca di un nuovo alloggio senza gravare sui costi sostenuti dalla collettività.

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Ebbene, negli ultimi mesi anche la politica locale ha dovuto fare i conti con i problemi legati ai Cas: richieste di proroghe, contributi tagliati, battaglie negli uffici comunali tra chi rivendica un diritto e chi esegue delle norme a volte neppure troppo chiare. E così sindaci e assessori stanno cercando di riavviare la macchina del confronto, portando sul tavolo istituzionale una serie di proposte necessarie a stroncare una delle più sgradevoli strategie di assistenzialismo evidenziate dopo il terremoto.

«Purtroppo parliamo di situazioni di disagio già pre-sisma - spiega l’assessore finalese, Lisa Poletti - Di fatto con il Cas si produce un carico enorme sui Servizi Sociali soprattutto per coloro che non hanno un vero piano di rientro nelle loro abitazioni o dove erano in affitto. Qualche idea l’abbiamo e la porteremo al tavolo di confronto istituzionale: ad esempio si potrebbe riconoscere soltanto l’affitto a chi è ancora fuori casa ed esclusivamente a fronte di un regolare contratto, riducendo il sistema degli affitti “in nero”. Allo stesso tempo la presenza di Cas così elevati riduce sensibilmente la volontà di trovare soluzioni abitative non più a carico della collettività, svilendo il “piano casa”. Dobbiamo rivedere l’impostazione di base».

Ma il “guadagno” del contributo va di pari passo con le difficoltà a recuperare i soldi di chi ha ricevuto benefici superiori al dovuto e le stesse criticità nel liberare i moduli abitativi. In tanti, infatti, hanno assunto i Map come la loro nuova abitazione, lasciando che le vecchie cadano a pezzi o addirittura finiscano per essere pignorate.

E all’orizzonte, sempre sul tema sfollati, già si insinua un nuovo problema: ricordate gli appartamenti dati in affitto a chi era senza casa e pagati con garanzie regionali? Ebbene, i primi 24 mesi dei contratti volgono al termine e potenzialmente il proprietario potrebbe avere la necessità di tornarne in possesso. Chi sfratterà i nuovi inquilini con il rischio di vederli finire in fila a chiedere, anche loro, il Cas?

Francesco Dondi

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