Gazzetta di Modena

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Telefonini e fumo “espulsi” dagli istituti

di Marcello Radighieri
Telefonini e fumo “espulsi” dagli istituti

Giro di vite dei presidi sui divieti già esistenti: diramate direttive più severe, si rischiano pesanti sanzioni disciplinari

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«È severamente vietato…». L’anno scolastico riparte, riportando alla luce i regolamenti d’istituto. All’interno, una lunga serie di diritti e doveri degli studenti, direttive di carattere generale e normative didattiche. E divieti. Due, in particolare, si sono visti riconoscere un’importanza sempre maggiore con il passare degli anni e ribadito con forza in questi primi giorni di scuola: il bando di sigarette e cellulari, sempre più “interdetti” dalla vita scolastica. Il divieto di fumo generalizzato. Pressoché ogni scuola riserva infatti una paragrafo del proprio regolamento d’istituto all’argomento. Qualcuno – su tutti, il Barozzi – intende il divieto in maniera estensiva e include nella “lista proibita” anche le sigarette elettroniche. E tutti, o quasi, chiariscono che l’interdizione è valida «in tutti gli ambienti». Tradotto, non si potrebbe fumare neanche in cortile. Per i trasgressori la legge parla chiaro. Le sanzioni comportano multe dai 27 ai 275 euro, a seconda che la violazione avvenga “al chiuso” o “all’aria aperta” e che il soggetto sia o meno recidivo. Relativamente più “nebulosa” e frammentata è invece la normativa sull’uso dei cellulari. Già nel 1998 il Ministero intervenne sull’argomento per mezzo di una circolare - anche se, all’epoca, il provvedimento era pensato soprattutto per i docenti. Con il passare degli anni e l’evoluzione tecnologica, però, l’attenzione si è inevitabilmente spostata sugli studenti. Gli smartphone, infatti, sono divenuti fonti di distrazione, quando non veri e propri “aiutini” per i test in classe. Gli istituti hanno quindi cercato di correre ai ripari, ciascuno a modo suo. La questione è infatti regolata in totale autonomia, e le normative interne sono decisamente più eterogenee del divieto di fumo. Certo, l’uso improprio durante le lezioni è proibito ovunque. Ma le modalità di attuazione variano da istituto a istituto. Gran parte delle scuole si limita a imporre il non utilizzo dei cellulari durante le lezioni, e a requisirli temporaneamente in caso di trasgressione. Ma c’è anche chi sceglie di giocare d’anticipo. Su tutti, l’istituto professionale Cattaneo, dove i professori raccolgono i telefoni all’inizio di ogni lezione. «I consigli di classe – spiega in merito il preside, Alberto de Mizio – si sono regolamentati autonomamente in modo da portare avanti una linea il più possibile omogenea». E c’è chi, invece, non esclude a priori l’utilizzo dello smartphone; che da fonte di distrazione può trasformarsi in utile strumento. «In alcuni casi possono anche essere utilizzati in modo positivo dal punto di vista didattico», commenta Roberta Pinelli, preside del liceo Sigonio. La linea politica dell’istituto è elastica e delega agli insegnanti la scelta sul ritiro o meno in occasione di test e verifiche. Il binomio cellulari-scuola resta comunque problematico, anche al di là di distrazioni ed “aiutini”. Diversi istituti si curano infatti di mettere nero su bianco gli avvertimenti contro la divulgazione in rete di immagini di compagni e docenti. Un divieto - esteso a «tutti i dispositivi elettronici» - che, qualora infranto, può portare sanzioni ben più gravi. Fino al ricorso alle vie giudiziarie e all’approdo in sede civile o, addirittura, penale.

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