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l'intervista

Il vescovo: «Che nostalgia dei miei fedeli modenesi»

Il vescovo: «Che nostalgia dei miei fedeli modenesi»

Mons. Lanfranchi, dimesso dall’ospedale da qualche giorno resta ancora in cura Ha inviato un messaggio per l’apertura odierna dell’anno pastorale della diocesi

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«Ho nostalgia degli incontri e del modo in cui potevo vivere con la comunità modenese, ma non mi sono mai sentito assente, ho sentito davvero la potenza dell’affetto e della preghiera e della comunità in modo tangibile».

Sono parole che si velano di una certa commozione quelle pronunciate dall’arcivescovo di Modena monsignor Lanfranchi. Le prime da quando è stato dimesso, per qualche giorno in una pausa del ciclo di cure al quale si sta sottoponendo per superare i suoi problemi di salute. Problemi che, lo stanno tenendo lontano dalla sua attività pastorale, come avverrà oggi in occasione della cerimonia di apertura dell’anno pastorale in programma nella Chiesa di Gesù Redentore dalle 15,30. Parole pronunciate nel corso di una intervista con il settimanale della diocesi Nostro Tempo, in cui oltre a evidenziare alcuni dei passaggi ritenuti importanti nell’introdurre l’apertura dell’anno pastorale, si sofferma su quelle che sono le sue sensazioni in questi mesi di malattia e di cure.

«Mi hanno piacevolmente sorpreso le tante persone, i gruppi che hanno continuato a pregare, a testimoniare presenza e vicinanza. Ho capito meglio chi è il vescovo in una comunità, anche attraverso la malattia. La situazione in cui mi sono trovato mi faceva sentire fragile, inerme, ma questo pensiero è stato subito sostituito dalla certezza che avevo a disposizione un’altra forma di ministero offerto dalla preghiera dal sacrificio dal senso di fragilità della giornata; una forma meno evidente ma che spero il Signore abbia accolto». E il vescovo prosegue rivelando come in questa situazione abbia scoperto «la bellezza delle relazioni buone, quelle che donano una luce diversa alla vita quotidiana nelle persone intorno a me, nei medici negli infermieri. Ho trovato una altissima professionalità unita ad una notevole capacità di relazione tra tutti i sanitari a partire dai giovani allievi che si alzano ogni giorno alle 4,30 per prendere servizio alle 5, una gioventù bella, sana capace di dedizione. Ho incontrato persone competenti capisce di empatia che ringrazio per il loro lavoro». Quanto all'appuntamento di oggi, l’apertura dell’anno pastorale il vescovo commenta «Il momento di inizio anno è per noi molto importante: non possiamo comprendere il tema di quest'anno - dice mons. Lanfranchi - senza comprendere che siamo coinvolti come Chiesa: essa è infatti il soggetto della trasmissione della fede, in cui siamo tutti discepoli e tutti missionari».

Due i passaggi fondamentali, sottolineati dall'arcivescovo, nella sua introduzione all'assemblea. «Il primo: la fede non si trasmette, se non la si riceve e la si vive. Il secondo è che la fede non si vive e non si trasmette da navigatori solitari, ma sulla barca di Pietro, nella comunità che annuncia, celebra e testimonia. Siamo chiamati a compiere un cammino di fede, tutti discepoli e tutti missionari».

APERTURA ANNO PASTORALE

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