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Infiltrazioni mafiose, Giovanardi censura i rapporti antimafia

Infiltrazioni mafiose, Giovanardi censura i rapporti antimafia

Nella recente relazione della Dda si evocano anche politici "erosori di legalità" in quanto critici contro le interdittive antimafia e il senatore modenese, impegnato da tempo nella difesa di alcune ditte coinvolte, chiede al Governo di schierarsi

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"Erosori di legalità". Ovvero politici che ostacolano le iniziative delle istituzioni per cercare di frenare un fenomeno sempre più pericoloso, come dimostrano anche le recenti polemiche scoppiate a Reggio, sul rischio di infiltrazioni nel sistema economico dell'Emilia. Sono state quelle parole, contenute nella relazione annuale sulle attività svolte dal procuratore antimafia, a suscitare la reazione del parlamentare modenese Carlo Giovanardi, che notoriamente si è speso a favore di aziende colpite da esclusioni dalle white list, per i rischi di cui sopra.

Giovanardi, censurando le valutazioni espresse nella parte riguardante il distretto di Bologna afferma che  "le considerazioni svolte da un lato criminalizzano l'intera popolazione delle province di Modena e Reggio, raffigurandola come subalterna  e complice della criminalità organizzata, dall'altra arruolano  fra gli erosori di legalità  i parlamentari che con atti  ispettivi o interventi in parlamento  hanno denunciato l'insostenibile gestione  delle "interdittive antimafia" nelle quali recentemente il Governo è dovuto intervenire..."

In particolare il senatore Giovanardi non ha per nulla gradito il passaggio della relazione sulla presenza della mafia in regione in cui si scrive che "la l'infiltrazione mafiosa che ha riguardato più che il territorio in quanto tale con una occupazione "militare" i cittadini e le loro menti con un condizionamento quindi ancora più grave" In pratica - sottolinea Giovanardi - "secondo il rapporto tutti i modenesi e i reggiani vanno considerati subalterni della mafia. Una cosa offensiva per tutte le popolazioni emiliane".

La reazione di Giovanardi è consistita in una interpellanza ai ministri dell'Interno e della Giustizia per prendere posizione sulla presenza della criminalità organizzata nelle province di Modena e Reggio Emilia. A sottoscriverla il senatore modenese, con i colleghi Gabriele Albertini, Luigi Compagna, Ulisse Di Giacomo e Lucio Barani.
I senatori chiedono all'Esecutivo "quali iniziative intenda assumere  in collaborazione con il Parlamento perché le interdittive antimafia possano efficacemente concorrere a combattere la criminalità organizzata  senza distruggere aziende sane creando drammatici  problemi occupazionali ed economici in un area già duramente colpita da terremoto e da alluvioni".

Il tutto mentre sta facendo il giro d'Italia il documentario realizzato da alcuni giovani reggiani a Brescello, sulla dubbia convivenza tra tanti cittadini e amministrazioni con personaggi già condannati e considerati "brave persone" da una collettività che sembra - per l'appunto - non prendere in alcuna considerazione i provvedimenti e le sentenze della amministrazione antimafia, con affermazioni del tipo: "Con noi si sono comportati bene, qui hanno dato da lavorare a tante persone..."

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Nel dossier  consegnato alla Commissione di inchiesta sulle mafie per la missione a Bologna, dello scorso 19 settembre, c'è una ricostruzione di attività antimafia assai diversa da quella dei senatori interpellanti, con la ricostruzione di un quadro preoccupante del fenomeno infiltrazioni

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