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Artista lancia Sos: «Trovate un posto al mio crocifisso»

Artista lancia Sos: «Trovate un posto al mio crocifisso»

È ancora esposto nel giardino dei musei del Duomo ma è destinato a ricevere lo sfratto, senza destinazione

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«Aiutatemi almeno a trovare un posto per la mia scultura, visto che i musei del Duomo nel loro giardino non la vogliono più». L'appello è dell'artista e designer reggiano Andrea Riccò. La sua opera “Reverse crucifixion” - sostiene - non sarebbe piaciuta ai responsabili dello spazio museale di via Lanfranco.

«L'accordo che avevo - continua Riccò - con il Festival Filosofia e di conseguenza con i musei del Duomo era di collocare la scultura nei giardini di via Lanfranco, non solo per i giorni della manifestazione ma per un periodo successivo. Se l'accordo sulla mia opera, molto impegnativa, fosse stato solo per i tre giorni pur essendo enormemente grato alla direttrice del festival Michelina Borsari, non so se avrei acconsentito. Realizzarla e posizionarla lì mi è costato fatica e soldi e mi pare che si sia venuti meno agli accordi, infatti la statua non è stata illuminata come mi si era detto e non sono mai stati aperti durante il festival i cancelli del giardino come mi si era promesso. Non voglio fare polemiche, ma se ci sono accordi occorrerebbe rispettarli anche perché c'è pure la questione della didascalia della statua che è stata diciamo così emendata della frase che la spiegava».

Riccò mostra la frase, approvata da Michelina Borsari, che doveva apparire a fianco dell'opera e che secondo lo scultore non è piaciuta alle autorità religiose. Si legge: “Senza dissolvere la fede in Dio, con quest’opera l’artista inverte i fattori di uno dei simboli più potenti della storia dell’Occidente. A essere crocifissa appare la stessa Croce, che risulta inchiodata a un suo doppio di metallo duro e ferrigno, simbolo a sua volta di una modernità Tecnica in cui si coglie l’ambivalenza tutta umana di libertà e di violenza. Come dire che il male ha il nostro volto, non quello di Satana o della disattenzione di Dio, benché la croce fissata al destino dell’umano non cessi di indicare anche il suo possibile volto glorioso”.

Insomma Riccò ha proposto una scultura in cui visivamente si vede stilizzata una figura umana che sostiene il legno, invece del contrario. Opera assai interessante almeno dal punto di vista artistico. «La frase è saltata - termina Riccò che attualmente è impegnato a Modena nel progetto “Artigiana Design” di via Canalino 47 - e ora spero che se non vogliono più la mia opera almeno mi aiutino a cercare una nuova collocazione». Intanto la scultura della croce continua a essere visibile nei giardini del museo del Duomo, anche se gli altri protagonisti della vicenda la vedono diversamente. «Io avevo preso accordi - spiega la Borsari - per i tre giorni del festival, di più non potevo fare essendo un luogo di pertinenza del Capitolo metropolitano. I cartellini con le spiegazioni non li mettiamo mai sotto le opere, mentre la frase citata è presente come in tutte le occasioni sul nostro sito web. Spero che tutto si risolva perché in questa occasione abbiamo dato una possibilità a un giovane autore, ora gli consiglierei di vedere nei centri intorno a Modena se è possibile ospitare la sua opera».

Anche Simona Roversi, curatrice dei musei del Duomo la pensa così: «A suo tempo, dopo il benestare del vicario monsignor Morandi, con il Festival Filosofia abbiamo preso accordi per tre giorni anche se l'opera continua a restare per ora nei giardini che dipendono dal Capitolo e non dal museo. Come si vede diamo all'artista la possibilità di individuare un altro luogo, non cacciamo nessuno».

Stefano Luppi

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