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RINVIO A GIUDIZIO PER IL TITOLARE

Crac Serit: sarà processo per bancarotta

Carafa è accusato di aver distratto ben tre milioni dello Stato per un progetto fantasma

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Roberto Carafa, titolare della Serit di San Dalmazio a Serramazzoni è stato rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta aggravata. Capo di imputazione che era già stato avanzato dal sostituto procuratore Pasquale Mazzei in fase di indagini sul clamoroso caso di ammanco di ben tre milioni in contributi concesso dallo Stato a patto che trasferisse la sua azienda in provincia di Crotone. Ma, come ha poi scoperto il curatore fallimentare, a Crotone c’era solo un campo di erbacce.

Il processo chiarirà quindi cos’è successo, anche se la Procura non ha dubbi: l’imprenditore 47enne originario di Nardò se li sarebbe intascati nascondendoli: dopo due anni e mezzo di indagini, il nucleo di polizia giudiziaria della Finanza di Modena è riuscito a trovare prove, ricostruire spostamenti, spese, conti e cifre che dimostrano con chiarezza come tre milioni di euro non siano stati investiti.

Carafa era l’amministratore unico, il responsabile, l’imprenditore della ditta Serit srl che aveva sede a San Dalmazio. Una ditta, affermano i finanzieri, che si occupava genericamente di macchinari per vari settori produttivi. La ditta era attiva e comunicava al Ministero per lo sviluppo la volontà imprenditoriale di aprire una medesima ditta in un’area economicamente depressa, quella del Crotonese, per la precisione a Cutro. E dallo Stato, che aveva attivato finanziamenti agevolati proprio per favorire imprenditori del nord che volessero investire al sud, arrivarono soldi in tre tranche elargite nel 2004 e nel 2007. Una cifra di poco meno di tre milioni di euro. Qualcosa la Serit, per “dimostrare” la sua intenzione di aprire al sud, effettivamente lo fece: comprò un terreno per 140mila euro dove avrebbe costruito la nuova sede e inviò al ministero il progetto di come sarebbe stata la ditta in Calabria. Poi nel 2009 ecco che la Serit viene dichiarata fallita. Il tribunale di Modena nominò il curatore fallimentare che accerta come si possa recuperare solamente circa 200mila euro di tutti quei soldi che erano nelle disponibilità della ditta. In sostanza c’era soltanto quel terreno incolto e poco altro.

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