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«Demolito un pezzo di storia modenese»

di SANDRO BELLEI
«Demolito un pezzo di storia modenese»

A Cognento le ruspe hanno fatto a pezzi il ristorante Aicardi: ecco la sua storia, iniziata nel 1919

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di SANDRO BELLEI

Fra l'indifferenza generale, è stato picconato via dalla nostra storia un pezzo di città, che meritava più rispetto. Un paio di settimane fa, sotto gli occhi sbigottiti dei residenti, è stato distrutto un edificio che buona parte dei modenesi ricorda e al quale sono legati molti personaggi che vi hanno sostato per ristorarsi. Si tratta dell'edificio che, dal 1919, ha ospitato a Cognento caffè e ristoranti in un angolo verde, a poche centinaia di metri dal tempietto dedicato a San Geminiano, il nostro protettore.

Quando fu inaugurato del 1919, quasi un secolo fa, appena terminata la prima guerra mondiale, per dar modo ai modenesi di trovare ristoro alla periferia della città, vicino alla fonte divenuta una meta di devozione, il locale si chiamava "Caffè Ristorante al Fonte di S. Geminiano". Essendo di proprietà della famiglia Baccarani, qualcuno lo chiamava anche Trattoria Baccarani, ma nei primi anni 20 divenne definitivamente "Ristorante Aicardi", gestito da Celso e dai figli. Aveva prezzi accessibili e cucina semplice e genuina. Spesso ospitava chi da Modena vi arrivava in bicicletta per gustare i rinomati amaretti e un buon bicchiere di Trebbiano. Celso, oltre che per i salumi, divenne in breve noto per questi tipici dolci che per Natale spediva ovunque e che in ceste con altre specialità modenesi giungevano persino in Vaticano.

Con la bella stagione, Aicardi sistemava i tavoli sotto l'ombra di alberi secolari, dove la gente trascorreva i pomeriggi festivi. A volte, su una vicina pista da ballo, in seguito battezzata Terminal, dove si poteva anche schettinare, qualcuno si dava alle danze. Al ristorante Aicardi hanno sostato migliaia di pellegrini, convinti fedeli o cittadini un po' più laici ma pronti a farsi il segno della croce davanti alla statua del santo, che venivano - com'era divenuta abitudine - a bagnarsi gli occhi con l'acqua che sgorgava dalla fontanella.

Dopo la morte di Celso Aicardi, il ristorante fu gestito dai figli fino al 1959. Nel 1966, fu acquistato da Asteria Traversi, che due anni dopo lo diede in gestione a Gianni Rubaldi, un noto imprenditore della ristorazione modenese. Nel 1979, infine, la gestione passò a Lino Livi, che rese ancora più famoso il locale e, dopo l'esperienza in viale Trento Trieste, da qualche anno, si è insediato con grande successo ai laghetti di Campogalliano.

Nel tempo, da Aicardi, hanno sostato personaggi illustri, Enzo Ferrari e i suoi piloti, politici come Almirante e Berlinguer, dirigenti della Fiat Trattori, attori come Walter Chiari, sportivi come Francesco Moser e cantanti come Patty Pravo e Ornella Vanoni.

Dal 1988, i locali furono gestiti da Franco Faenza, proprietario dell'hotel Milano, ma dopo pochi anni vi s'insediò un ristorante messicano e lo storico Aicardi prese il nome di "Charro Cafè", che chiuse i battenti definitivamente nel 2000. Lo scorso 16 settembre, davanti a molti increduli cittadini di Cognento, un pezzo di storia cognentese se n'è andata per sempre. Nino Roveda, un appassionato di storia locale, ha fatto il possibile per salvarne la memoria, ma le ruspe hanno fatto il loro lavoro. Le carte saranno pure in regola, ma non è così che si conserva una tradizione che non sappiamo ancora come sarà trasformata. È certo che quegli amaretti, quel verde, quelle gite e quell'acqua considerata benefica sono andati persi per sempre.

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