Da Modena a Sassuolo le stazioni della vergogna
Abbiamo visitato gli edifici di arrivo e partenza riservati agli utenti dI “Gigetto” casse inesistenti, bagni imbarazzanti, sporcizia e degrado la fanno da padrone
Sia che che una persona utilizzi il treno per lavoro, studio o per un semplice giro con gli amici, la tratta che unisce Modena a Sassuolo, sarebbe una delle più importanti del territorio. Tuttavia se si decide di “avventurarsi” nel viaggio con questo mezzo, è necessario mettere in conto una serie di disagi. Qualche esempio per comprendere le possibili difficoltà in cui ci si può imbattere.
PIAZZALE MANZONI. Se un sabato alle 8.30 si decide di iniziare la propria odissea dalla stazione di Piazzale Manzoni, la prima cosa di cui preoccuparsi è la possibilità di prendere il biglietto per il ritorno: l’ultimo treno parte alle 19.35, ma Trenitalia offre la possibilità di un ultimo viaggio in bus con partenza alle 20.40 nonostante la tabaccheria dove è possibile acquistare il ticket chiuda alle 19.30 (di casse automatiche nemmeno l’ombra).
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BAGNO DA INCUBO. Chi magari esce da casa di corsa e ha bisogno del bagno della stazione si prepari psicologicamente...: a parte l’obbligo di pagare 50 centesimi per poterlo utilizzare 15 minuti, bisogna fronteggiare forti odori, l’assenza della tavoletta (e di conseguenza dell’igienico copri tavoletta usa e getta di carta) e di sapone. L’aspetto curioso è che il sapone non manca solo perché non è stato riempito l’apposito recipiente, problema risolvibile in un paio di minuti, ma è assente perché manca direttamente il portasapone. A circondare il bagno spazzatura, bottiglie, siringhe e stanze con vetri rotti per contenere carta igienica e altro materiale. L’eventuale buona riuscita dell’inizio del viaggio viene subito minata da una lampante contraddizione: sul tabellone cartaceo delle partenze appeso al muro davanti al binario uno, si specifica che il treno partirà dal binario sette, quando poi in realtà partirà dal secondo. Non si può nemmeno fare affidamento sull’annuncio vocale perché non è presente.
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VIA FORNACI. La prima stazione in cui ci si imbatte è quella di Fornaci, che altro non è che un semplice marciapiede coperto con la possibilità di ripararsi dalla pioggia. Per proseguire il viaggio però è necessaria la qualità dell’improvvisazione, perché non c’è la biglietteria (nonostante un cartello la indichi alla nostra destra spalle al treno verso la fine del marciapiede), così come sono assenti l’annuncio vocale e l’orologio.
OSPEDALE BAGGIOVARA. Nessun confort, ma almeno la vicina stazione nei paraggi dell’ospedale di Baggiovara è più moderna e gestita con più cura. Il display è spento, ma a parte questo non vi sono segni di abbandono della struttura. BAGGIOVARA VECCHIA. Lo stesso non si può dire della vecchia stazione di Baggiovara: l’edificio, letteralmente fatiscente e abbandonato, è completamente chiuso (alcune finestre in legno sono notevolmente danneggiate), e non è presente assolutamente niente che possa facilitare la prosecuzione della tratta: l’accesso al binario è completamente ricoperto di erbacce alte, manca la macchinetta per obliterare e il display è spento. Segnali di degrado che continuano lungo il malcapitato tragitto, basta solamente attendere la stazione successiva: Casinalbo, frazione di Formigine.
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CASINALBO. Il monitor non è semplicemente spento, è stato anche gravemente danneggiato da qualche oggetto lanciato e il vetro presenta tantissime crepe, marciapiede e panchina presentano danni che richiederebbero un intervento immediato. Il tutto con al centro un edificio interamente chiuso con scuri rotti e muri sporchi e rovinati. Se un viaggiatore pensa che ormai il peggio sia alle spalle è pregato di aspettare l’arrivo alla stazione di Formigine per arrivare a questa conclusione, perché questa stazione rappresenta forse la tappa più frustrante di tutto il percorso.
FORMIGINE. Frustrazione che nasce dal fatto che è sicuramente una delle costruzioni più nuove da cui si passa per raggiungere Sassuolo, ma il numero di disagi non è assolutamente inferiore, anzi. Il pavimento della sala d’attesa dove sono presenti anche le casse (naturalmente chiuse, perché la biglietteria si è trasferita e quelle automatiche non sono presenti) è sporca e con diverse cartacce per terra, specialmente nei pressi dell’unica panchina interna presente. Per raggiungere il binario due è necessario utilizzare il sottopassaggio, compito che risulta impossibile per i diversamente abili dal momento che i due ascensori predisposti a tale compito sono inutilizzabili: uno non è funzionante, l’altro (che servirebbe per spostarsi dal binario due all’uno e di conseguenza all’uscita) è direttamente inaccessibile a causa di un pannello di legno che lo copre. Chi ha facoltà di scendere le scale deve però stare attento a evitare i gradini danneggiati che portano a un sottopassaggio imbrattato di scritte (alcune anche violentemente razziste verso albanesi e persone di colore) e dove per risalire e raggiungere il secondo binario bisogna prestare attenzione per evitare i rami incolti delle piante che si appoggiano alla parete della scala, e dove una volta arrivati sul marciapiede la prima vista che si ha è quella di numerose bottiglie e spazzatura varia nell’area verde. I cartelli segnalano la presenza di telecamere a circuito chiuso di cui però a occhio non vi è traccia, e il display che segnala l’arrivo dei treni è sì funzionante pur con il vetro rotto. Una volta abbandonata fortunatamente la stazione di Formigine Si può puntare su Fiorano.
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FIORANO La stazione di Fiorano, è meritevole di essere segnalata solamente perché il treno fa tappa. Stesso dicasi per la fermata a Sassuolo Quattroventi, dove a quanto già specificato per Fiorano si aggiunge la presenza di cartoni rotti e cartacce in buona parte della zona di attesa.
SASSUOLO TERMINAL. Per fortuna a Sassuolo non è l’unica stazione presente, il viaggio infatti si conclude presso la stazione Sassuolo Terminal, dove invece è presente ogni servizio minimo che ci si aspetta da una stazione e che permette a chi vuole intraprendere il viaggio nella direzione opposta di iniziare il tragitto quantomeno con un minimo di assistenza. Il problema è tutto quello che c’è in mezzo, così come il rispetto perduto per i passeggeri e l’idea mai tramontata che l’efficienza e la qualità dei trasporti pubblici sia uno dei parametri fondamentali per giudicare la salute di un territorio.
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