Ecco le Scuderie, l’angolo “nascosto” dell’Accademia
Accuditi con massima cura i 40 esemplari che i cadetti utilizzano per esercitarsi Un edificio storico ricco di fascino dove le pareti raccontano i fasti del passato
Sono Giove Baio, Fantomas, Corallo XI e decine di altri “colleghi” i protagonisti dietro al portone di corso Canalgrande, dove hanno sede le storiche scuderie ex ducali dell'Accademia militare.
Ora, per la prima volta, i vertici militari hanno permesso di raccontare e illustrare come la quarantina di cavalli che qui alloggiano, utilizzati per le esercitazioni dei cadetti militari, vive in simbiosi con le persone che si prendono cura quotidianamente di loro.
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STALLONI DEL DUCA. Questi sono appunto i protagonisti, insieme a una decina di palafrenieri, soldati e ufficiali, veterinari, maniscalchi, delle giornate trascorse appena oltre il portone delle ex scuderie anche dette “Stalloni del Duca” e oggi caserma Fabrizi. Questo resta pur sempre un luogo militare, anche se periodicamente aperto al pubblico soprattutto per le scuole e le visite guidate, ma entrando si viene catapultati in un mondo “agreste” tra stalla, giardino, pagliaio, maneggi.
A fare gli onori di casa sono i due militari di più alto grado, entrambi tenente-colonnello: “l'istruttore titolare”, da appena un paio di settimane, Ranieri Campello e il suo “vice”, in questa sede da sette anni, il romano Giampaolo Cati.
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VITA DA RE. Ma l'attività lavorativa qui, pur seguendo naturalmente i regolamenti militari, è tutta orientata al benessere degli animali che vengono “coccolati” ogni giorno facendoli operare a rotazione per una mezzora presso la “giostra” posta nel grande cortile. «Insieme al personale - spiegano Campello e Cati - ci prendiamo cura degli animali 365 giorni l'anno perché per fortuna oggigiorno si è attenti al benessere dell'animale. I cavalli qui sono preziosi anche perché servono per svolgere l'attività ai cadetti visto che andare a cavallo è una materia d'esame del loro percorso di istruzione. Da questo punto di vista per i nostri ragazzi futuri sottoufficiali, alcuni dei quali si appassionano molto all'equitazione, l'allenamento all'uso del cavallo serve come prova di coraggio. Occorre infatti dominare l'animale, e non è semplice per chi non ha esperienza in materia, trasmettendogli informazioni senza farsi prendere dal panico. In certi territori, pensiamo in alcune missioni all'estero dell'Esercito italiano, la cavalleria è un corpo fondamentale. Anche per questo ci prendiamo cura dei nostri cavalli e li facciamo allenare alla giostra coperta: una strumentazione in cui l'animale, bello e fiero ma delicato, può svolgere moto quotidiano. Se lo mantenessimo fermo, infatti, sarebbe soggetto a coliche intestinali e potrebbe morire».
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MEDAGLIE E TARGHE. Dopo un ampio atrio quadrangolare, che presenta alle pareti targhe commemorative e le numerose medaglie d'oro al valor militare assegnate alla Cavalleria, si giunge alla stalla. Qui, in ampi box che danno su corso Canalgrande, vivono i quaranta cavalli dell'Accademia militare, accuditi dai palafrenieri, dal veterinario e dai due maniscalchi che praticamente ogni giorni si occupano dei “piedi” degli animali (in gergo tecnico i due militari li chiamano proprio così, non zampe come si potrebbe immaginare). «Passando per questo tratto di strada - continuano i militari - si sente odore di stalla che purtroppo alcuni definiscono puzza, mentre è solo una emanazione naturale.
NEL CUORE DI MODENA. Certo stupirà sentirla qui in centro storico, ma accade anche altrove: ad esempio la caserma dei Corazzieri a Roma è a fianco del Quirinale e anche a Parigi e Milano la cavalleria è centralissima. I nostri animali vivono qui e ogni box ha la propria cartella con nome, anno di nascita, nomi dei genitori oltre alle coccarde che l'animale ha vinto alle gare a cui ha partecipato. Un cavallo vive in media 20-25 anni e noi, quando sono in tarda età, li diamo a privati o maneggi locali che offrono ogni garanzia per l'animale che può così concludere la sua vita serenamente».
UN PEZZO DI STORIA. Gli “stalloni” sono un luogo storico e pure pregevole per l'architettura. Vennero praticamente ricostruiti nel 1660 dall'architetto ducale Bartolomeo Avanzini su commissione dell'arciduchessa Laura Martinozzi, successivamente al lungo edificio di Canalgrande misero mano gli architetti Pietro Bezzi nel '700 e Francesco Vandelli nell'800. Oltre alla selleria, dove alla mattina i cadetti trovano sella e “morso” del cavallo loro assegnato per l'esercitazione, due luoghi che stupiscono sono il maneggio grande e quello piccolo.
«In queste due sale - concludono i due responsabili - si esercitano i cadetti, soprattutto nel maneggio grande che è ampio 25 per 55 metri. Qui 15-20 allievi per volta imparano, con l'istruttore a piedi, a portare l'animale». La cavalleria grande di questo luogo davvero magico, dei primi del '900, è intitolata al capitano Ettore Laiolo, medaglia d'oro della prima guerra mondiale di cui sta celebrando il centenario.
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