Guida Espresso: al top regionale c’è la Fattoria Moretto
Sugli scudi Grasparossa Canova. Ottimi punteggi per Rosè Trentasei della Volta, Grasparossa della Tradizione della Pederzana e Rifermentazione di Villa di Corlo
Dopo alcuni anni sugli scudi dei vini regionali, i lambruschi modenesi restano saldi in classifica ma leggermente inferiori rispetto ai vini romagnoli (trionfa il sangiovense de La Zerbina) e ai colli piacentini, novità emergente. La guida de l’Espresso “Vini d’Italia 2015” preme in media di mezzo punto al ribasso il meglio del comparto dei tre tipi di lambruschi valutati: Modena, Sorbara e Grasparossa (il Santa Croce anche questa’anno non c’è). Quattro i lambruschi al top in regione (ma nessuno in classifica nazionale). Sono il Canova grasparossa della Fattoria Moretto; la Rifermentazione in bottiglia sorbara della Villa di Corlo; la Cantina della Volta con l’ormai celebre spumante rosè brut Riserva Trentasei lambrusco Modena; e la Tenuta Pederzana con il Grasparossa della Tradizione. Come si vede si tratta di tipologie tutte diverse. Il Canova della Fattoria Moretto raggiunge non solo a 18/20 ma anche la testa della classifica regionale per qualità prezzo (da 9 a 11 euro a bottiglia). La classifica prende in esame tipologie di cantine estremamente diverse, da quelle minuscole ai colossi. La classifica prosegue con il Saio Rosso della San Polo a 17,5/20, un lambrusco di Modena di un’azienda attenta alle produzioni bio valutato con «ottime prospettive di evoluzione». A 17/20 troviamo un mondo eterogeneo di vini e non solo di uve di lambrusco: c’è L’Albone del Podere Il Saliceto (lambrusco Modena) quando il Falistra, grande novità degli scorsi anni, incassa 16/20; per Paltrinieri ecco il Sant'Agata, sorbara che supera l’Eclisse (16,5); la Cantina della Volta è rappresentata dal sorbara Rimosso; il colosso Chiarli 1860 con l’ormai classico sorbara Lambrusco del Fondatore; di nuovo la Fattoria Moretto con il grasparossa Tasso. La sorpresa arriva da Guiglia con il Terrebianche dell’azienda Terraquilia («che utilizza spesso il metodo ancestrale talvolta rivisitandolo con sboccature a la voilèe, quindi liberando i vini dalle fecce fini»): un bianco fatto con uve di pignoletto e trebbiano. Di nuovo la Cantina della Volta con il suo bianco Mattaglio Pas Dosè; e anche l’immancabile Brut Rosso Metodo classico extra couvèe di Bellei Francesco, cantina gestita da Sandro Cavicchioli. Last but not least, il frizzante bianco Ripa di Sopraventi di Graziano Vittorio, che ottiene una stella: cantina da culto di un “libero vignaiolo praticante”. Non è invece chiaro perché Ca’ Berti sia passata da un anno all’altro dall’apice a 15,5 e 15 punti. Tonfo per la Vigna del Cristo della Cavicchioli, oggi gestita dal colosso Gruppo Italiano Vini, che incassa solo 15/20 a fronte della sua fama. Ottengono 16,5 sia il brut Rosso che il Rosè extra couvèe di Bellei Francesco; il sorbara secco della Cantina di Sorbara; il Monovitigno della Fattoria Moretto; il Fontana dei Boschi di Graziano Vittorio; il grasparossa Spumante Dosage de La Battagliola di Piumazzo; il grasparossa di Manicardi; l’Eclisse di Paltrinieri; il Malbo del Podere Saliceto; il Rosè di Saetti; il Re Guerro della San Polo; il Terrebianche ancestrale di Terraquilia e il Bucamante di Villaboni.
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