Movimento 5 Stelle Il caso dimissioni esplode sui Social
Strali e polemiche tra attivisti dopo che la Di Fede ha lasciato il Consiglio criticando la gestione del gruppo
FIORANO. Attivisti e consiglieri eletti dei grillini non hanno risparmiato strali al consigliere fioranese dei 5 Stelle, Samanta Di Fede, che martedì sera si è dimessa leggendo in consiglio una lettera con accuse molto dure alla gestione locale del Movimento. E gli attacchi sono passati per lo più dai social network. Se ne è scatenata una guerra. Su Facebook toni duri sono stati usati da Silvano Rutigliano dei 5 Stelle di Sassuolo: «I commenti che incutono sospetti o tendono a mettere in cattiva luce un uomo rispettabile sono da considerarsi diffamatori, anche come sole supposizioni perché si basano sulle dichiarazioni di una signora che oltre a fare accuse pesantissime, che meriterebbero un approfondimento nella sede di tribunale, non porta nessuna prova per quanto afferma». Pronta la replica della Di Fede: «Non devo rendere conto nè dimostrare a Rutigliano la veridicità delle mie affermazioni. In caso di approfondimento in tribunale, le prove saranno portate a conoscenza degli organi competenti». Rutigliano non vede nulla di preoccupante dietro i tre consiglieri dimissionari grillini a Fiorano: «Provate solo ad immaginare cosa voglia dire essersi spesi per un'immaginazione tutta propria di notorietà e protagonismo e poi scoprire che fare il consigliere vuole dire perdere sonno». «Se fa leva sul protagonismo significa che non possiede argomenti di discussione» gli fa eco la Di Fede. Rutigliano poi afferma che uno dei consiglieri che ha lasciato è impegnato spesso all’estero per lavoro e aggiunge: «La sua stessa candidatura aveva mosso qualche sospetto; io stesso ricordo di avergli domandato se era sicuro di poter mantenere l'impegno qualora fosse stato eletto e mi ha risposto che sarebbe andato avanti facendo sacrifici». Ancora: «L'altro dimissionario qualche giorno dopo essere stato eletto chiedeva delucidazioni su quali fossero i compiti di un consigliere, e quali gli importi che avrebbe incassato dimostrando di dovere colmare una lacuna culturale difficilmente colmabile in mesi di lavoro. Si sarà dimesso forse per la percezione del senso di inadeguatezza?». Di Fede sbotta: «Ma con quale diritto Rutigliano è entrato nel merito delle candidature di Fiorano? Tra l’altro traspare la volontà dell’eletto di svolgere quel ruolo. Inoltre la filosofia del Movimento vuole che alla vita politica del paese partecipino tutti i cittadini, soprattutto quelli che non hanno mai ricoperto prima incarichi politici. Questo significa che chi arriva a ricoprire un ruolo deve impegnarsi a studiare. Parlare di inadeguatezza all'interno del Movimento significa tirar fuori il peggio della vecchia concezione politica e dimostrare di non avere nulla a che fare col M5S ma di essere lì solo per opportunismo. Peraltro definire non nobili le persone che difendono l'onestà e la correttezza è vergognoso. Rutigliano ha anche attaccato mio fratello, accusandolo di denigrare il Movimento. Ebbene, mio fratello è stato uno dei primi fondatori di un gruppo M5S a Limbiate in provincia di Monza. Si è ritrovato a dover combattere, come sta accadendo in tutta Italia, proprio contro gente che sfrutta il movimento a proprio tornaconto ed è da tanto che porta avanti questa battaglia, raccogliendo fango, insulti ma anche tantissime adesioni da parte di gente onesta. Rutigliano ha anche scritto: “La signora Di Fede è arrivata a dire in consiglio che sospetta brogli elettorali”. Mi spiace appurare che non si distingue cosa siano i brogli elettorali dalle manipolazioni post elezioni che qualcuno ha messo in atto».
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