Crisi e disoccupazione, boom di malati per depressione: + 25%
Le cause principali: difficoltà finanziarie, indebitamento o necessità di mantenere elevati livelli di vita Tutto questo si ripercuote sulla salute mentale, più colpiti gli uomini. Cresce l’utilizzo di psicofarmaci
Per anni Modena è stata una delle principali isole di benessere italiane, ora la crisi ha cambiato le cose. Il denaro diminuisce e mantenere un livello di vita adeguato agli standard della realtà modenese è più difficile. Posti di lavoro a rischio o addirittura persi, cassa integrazione, indebitamento danno vita ad una escalation psicologica che arriva a minare il benessere fisico e la salute mentale delle persone.
Risultato: netto aumento di persone che ricorrono alle strutture sanitarie, per essere assistite dal punto di vista psicologico e boom dei consumi di farmaci specifici come gli antidepressivi. È quanto emerge in modo chiaro dall'indagine “Il costo della crisi in termini di salute mentale”, realizzata dal Dipartimento di Salute Mentale dell'Ausl di Modena e dalla Fondazione Marco Biagi dell'Università.
Un’indagine che incrociando i dati economici e sanitari, è riuscita a delineare con chiarezza un quadro tutt'altro che idilliaco: i modenesi - uomini e donne indistintamente - sono più suscettibili agli effetti della crisi dal punto di vista della salute mentale.
«I motivi - afferma Tindara Addabbo, professore associato presso il Dipartimento di Economia “Marco Biagi” Unimore e co-responsabile dell'indagine insieme al direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Modena Fabrizio Starace - sono principalmente due: i modenesi sono lavoratori e godono mediamente di un certo benessere economico», il venire meno di questi due fattori ha effetti più pesanti che in altre zone meno ricche. La crisi, dunque, va a colpire due talloni d'Achille.
I dati analizzati per la ricerca sono relativi a due indagini sulle condizioni socio-economiche delle famiglie di Modena (ICESmo) condotte dal Centro di Analisi delle Politiche Pubbliche di Economia, una realizzata nel 2006 e l'altra nel 2012. Inoltre, sono stati usati una serie di dati sugli accessi ai Centri di Salute Mentale e sul consumo di farmaci antidepressivi. Infine, è stato calcolato il ricorso alle strutture ospedaliere delle persone seguite per motivi di salute mentale, confrontando quello delle persone per le quali sono stati attivati percorsi di formazione e inserimento lavorativo con quello di chi non ha goduto di questo percorso. Quest'ultima fascia di risultati è di rilevante importanza anche da un punto di vista politico, come vedremo, in tempi di burrasca economica.
«Per quanto riguarda la salute mentale - spiega Fabrizio Starace - il dato più significativo emerge dalla comparazione dei numeri relativi ai primi accessi ai Centri di Salute Mentale nel periodo compreso tra il 2006 e il 2012: aumentati del 25% per gli uomini, del 13% per le donne». Diverso è anche l'impatto per quanto riguarda un fenomeno come la disoccupazione: «Abbiamo visto verificarsi un calo della salute mentale pari al 19% negli uomini, quando disoccupati da meno di un anno, mentre la disoccupazione a lungo periodo ha un effetto negativo dell'11%, principalmente per le donne», continua la prof. Addabbo.
Quanto alle persone in trattamento continuativo presso i Centri di Salute Mentale, la percentuale è aumentata del 28% per gli uomini e del 22% per le donne. «Si tratta comunque della punta di un iceberg: - nota la professoressa Addabbo - parliamo di chi ha preso coscienza del problema rivolgendosi a un servizio pubblico».
E cresce anche il consumo di antidepressivi, tra il 2010 e il 2013 quello della provincia modenese è aumentato più che nelle altre province della regione, e qui un ruolo lo hanno avuto anche la paura e i contraccolpi psicologici legati al terremoto.
Diversi sono i dati dell'indice di salute fisica e mentale. Usando come riferimento l'indagine ISTAT 2013 su scala nazionale (individui di età superiore ai 14 anni), che vede un miglioramento della salute fisica e un peggioramento di quella mentale, notiamo che a Modena l'indice di salute fisica è rimasto stabile mentre quello di salute mentale è diminuito più della media italiana. Restringendo il campione all'età compresa tra i 25 e i 64 anni a Modena, il peggioramento della salute mentale coinvolge uomini e donne, col -3,2 e il -2,7.
Veniamo all'efficacia delle politiche attive per il lavoro. Nella provincia di Modena circa 600 persone con problemi di salute mentale sono stati inseriti in politiche attive del lavoro (orientamento, formazione e inserimento) nel 2012. A parità di diagnosi e caratteristiche cliniche, dai dati emerge una diminuzione dei ricoveri (0,15 per chi ha affrontato percorsi di inserimento contro 0,17) e della durata media di degenza (11,9 giorni contro 13,7). Restringendo l'analisi alle persone con diagnosi di psicosi, inoltre, i risultati sono ancora più evidenti: -50% e -35%. «In una situazione in cui le risorse sono scarse - commenta la prof. Addabbo - notiamo un doppio vantaggio delle politiche attive per il lavoro: miglioramento della salute e riduzione delle spese del settore sanitario, con le persone precedentemente assistite che tornano fattori produttivi per la comunità». I dati del “caso Modena” sono un chiaro messaggio alla politica per quanto riguarda il pericolo di tagli ai servizi sanitari e anche su scala nazionale.
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