«Paga o muori», zio e nipote in manette
San Felice. Arrestati dai carabinieri per usura, estorsione e botte ad un artigiano: doveva dare interessi del 20% al mese
SAN FELICE. Lo zio, che da anni ormai tra arresti e denunce si atteggia a “boss” del paese e della Bassa, e il nipote che gli fa da autista e da sparring partner.
Due volti purtroppo noti a San Felice, che con le annesse problematiche è costretta a convivere da tempo, per la verità tra connivenze, indifferenza e una buona dose di paura.
Sono loro i due uomini arrestati dal Nucleo Operativo dei carabinieri della compagnia di Carpi, al termine di una indagine lampo su usura ed estorsione ai danni di un artigiano edile. Indagine che ha confermato la vocazione del 50enne, di cui i militari hanno preferito non rivelare il nome, in quanto gli accertamenti proseguono. L’altro pomeriggio c’è anche chi ha visto i carabinieri fare visita nella villa bunker del “boss”, alla periferia di Rivara, in un quartiere particolare e a dir poco chiacchierato.
Una perquisizione, insomma, forse alla ricerca di altri elementi delittuosi anche se è evidente - trattandosi di un esperto di “relazioni” con la giustizia e le forze dell’ordine - che oltre ai noti videocitofoni per controllare l’esterno non ci sarà stato - in casa - alcunchè di rilevante.
Fare l’elenco delle relazioni di cui sopra sarebbe lungo, ma in passato i metodi e la scuola brutale del 50enne lo avevano associato in occasione di una inchiesta ad una qualche ramificazione dei clan campani che hanno infiltrato e contaminato il territorio e l’imprenditoria della Bassa.
Questa volta si tratta di un palese caso di usura, con tanto di pestaggi e minacce di morte. La vittima è un artigiano che abita in un altro comune della zona. I due avevano probabilmente lavorato insieme in un cantiere edile.
Così, quando la vittima - un modenese doc - si è visto negare dalla banca una apertura di credito, chissà perché ha ritenuto di chiedere un prestito proprio al boss di San Felice.
Accadeva in marzo e il 50enne ha prontamente e generosamente elargito 9.000 euro, da restituire con un tasso di interesse del 20% mensile. In proporzione il 240% annuo.
Ovvio che dopo qualche tempo il modenese si è trovato in difficoltà e ha ritardato i pagamenti. «L’usuraio, per convincere la sua vittima ad una maggiore puntualità lo ha ripetutamente minacciato di morte, facendo poi crescere spropositatamente la somma da restituire», spiega una nota dei carabinieri.
E, come nello stile del 50enne sanfeliciano adottivo, l’interlocutore è stato anche malmenato. Così, dopo aver pagato già 12.000 euro, all’ennesima minaccia si è rivolto ai carabinieri. I quali, dopo aver avviato le indagini, hanno bloccato in flagranza l’usuraio nel momento in cui si era fatto consegnare altri 15.000 dei rimanenti 22.000 euro.
Già, perché da un prestito iniziale di 9.000 euro, la somma totale da restituire dopo sei mesi era diventata di 33.000 euro, compresi gli “interessi di mora”.
L’operazione è scattata giovedì pomeriggio in un parcheggio del paese di residenza della vittima, dove il piccolo boss è arrivato con l’autista, ovvero il fedele nipote che lo accompagna e asseconda da tempo, da quando al 50enne è stata applicata una misura di polizia che ne limita la guida.
Ieri in tribunale è seguita la convalida dell’arresto, chiesta dal pm che conduce le indagini, Niccolini. Zio e nipote resterannno per qualche tempo in carcere, come è già accaduto in passato al primo, a sua volta imprenditore edile, che è poi sempre tornato in paese, sempre più convinto del suo stile di vita.
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