Il partito evaporante
Gazebo semi deserti alle primarie regionali, libro mastro degli iscritti con sempre più pagine rimaste in bianco: nel giro di una settimana il Pd, a partire dall’Emilia, riesce a...
Gazebo semi deserti alle primarie regionali, libro mastro degli iscritti con sempre più pagine rimaste in bianco: nel giro di una settimana il Pd, a partire dall’Emilia, riesce a guardarsi allo specchio e vedersi molto più brutto e invecchiato di quanto il giovanilismo e i successi elettorali renziani dovevano far pensare. Contano i voti e non le tessere, contano ancora di più i voti quando c’è da sconfiggere un avversario e non solo scegliere il proprio candidato: su questo non c’è discussione. Ma conta (e avrebbe contato negli ultimi anni parecchio...) anche dare un senso all’idea di partito perché i cittadini continuino a identificarlo come un luogo, uno snodo di relazioni, dove e attraverso il quale contribuire a difendere e innovare la democrazia in cui vivono. Pensare di farne a meno è un errore uguale e converso all’averlo ridotto ad apparato distributore di piccole carriere e strapuntini di potere, teatro di ambizioni e autoreferenzialità sordo alla maggior parte delle sollecitazioni esterne. C’era una volta la cinghia di trasmissione fra la società e i luoghi di governo, oggi c’è un radiatore arrugginito che raffredda anche gli entusiasmi più appassionati: succede, inutile arrampicarsi sui tabulati, anche da queste parti, antico granaio rosso che a fine anno mostrava con orgoglio le messi non di solo consenso raccolte in città e campagne. Può darsi la militanza possa essere esercitata anche solo sui social network, specchio comunque deformante di una comunità per altro parziale. E anche che da lì si attingano ispirati e caustici frammenti di futura classe dirigente. Ma quante idee, quanta partecipazione reale, quanto arricchimento reciproco nella comprensione dei bisogni da cui liberare l’altro e insieme noi stessi? Forse, teorizzando nel momento fondante del Pd l’idea del partito “liquido”, non solo si fraintese la lezione di Bauman sulla postmodernità, ma si dimenticò qualcosa di molto più semplice: che presto o tardi l’acqua evapora, lasciando al più nell’aria qualche fumo, come quelli che respiriamo troppo spesso dal ribollire di rivalità tra vecchia e nuova guardia.
@engraz
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