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L’Orto botanico un tesoro in rovina «Urge un restauro»

L’Orto botanico un tesoro in rovina «Urge un restauro»

Mentre a Padova si rilancia a livello europeo la struttura a Modena lo storico complesso dell’Ateneo si sgretola

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Accorato appello dei responsabili dell'Orto botanico universitario ai giardini ducali, uno dei più antichi e importanti in Italia.

«Servirebbe un restauro conservativo - spiega il responsabile dell'istituto Daniele Dallai - dell'aranciera-parterre centrale di forma classica e le sue serre ducali lateriali, visto che la struttura edilizia è ormai particolarmente fatiscente. Per alcuni anni c'è stato un progetto di intervento, poi interrotto a causa della mancanza dei finanziamenti. Soprattutto andrebbe messa mano agli infissi».

Non è questo l'unico problema dell'area: «Attualmente - continua il professore dell'ateneo - i giardinieri che operano qui sono quattro, un numero del tutto insufficiente. Loro sono dei tecnici e dovrebbero occuparsi delle piante lasciando mansioni più comuni, come la pulitura e lo sfalcio ad altro personale che purtroppo manca».

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Insomma, mentre a Padova si celebra la nascita della nuova sezione dell’orto botanico con Giardino della Biodiversità con lancio di livello europeo a Modena una struttura ugualmente storica è in grave affanno .

Il luogo certo meriterebbe questa e altre attenzioni. La struttura, realizzata nel 1758 per coltivare le erbe medicinali - dette "semplici" - utili allora per le cure mediche, ha dunque problemi sempre più gravi per quel che riguarda la parte edilizia. Ora, peraltro, dovrebbero anche arrivare fondi dal commissario regionale per la ricostruzione post sismica, utili a restaurare uno stabile utilizzato ogni giorno che dal maggio 2012 presenta notevoli crepe. Qualche "innesto" economico all'orto botanico, da parte dell'ateneo o altri enti in occasione delle manifestazioni, a volte arriva ma manca a tuttoggi un finanziamento ben calibrato nel corso degli anni. Servirebbe a riportare all'antico splendore, per quanto possibile come vedremo, il Giardino dei semplici di origini ducale. Un po' come è accaduto in questi giorni all'orto botanico di Padova, certo il più antico e importante al mondo, per il quale nel corso degli anni sono stati investiti oltre quindici milioni di euro per creare il "Giardino della biodiversità".

Il professor Dallai, che ha la carica di "prefetto" dell'orto botanico secondo l'antica denominazione, è entusiasta e illustra le parti principali del "suo" orto.

«La parte più antica - spiega Dallai - dell'orto universitario è quella costruita intorno alla vasca delle piante acquatiche. Qua stavano e in parte stanno ancora le piante semplici, così chiamate perché usate per la produzione di medicamenti attraverso i loro principi attivi, anche se l'area è stata notevolmente limitata. Fino agli anni '50 del secolo scorso l'orto arrivava fin quasi a via San Giovanni del Cantone, poi venne ceduto spazio all'amministrazione dell'Accademia militare. Attualmente il nostro orto è di circa un ettaro».

Ma sono tante le parti interessanti, mostrate durante le frequenti visite delle scuole modenesi, che Dallai mostra: «Abbiamo la serra delle piante succulente, dette anche grasse, che sono alcune decine posizionate in modo esemplificativo. C'è poi anche la piccola serra di caldo umido che contiene anche alcune piante carnivore-insettivore e alcune felci oltre a spazio interni con molte vetrine allestite con antiche piante conservate in vitro. Nelle serre, una scaldata e una fredda manteniamo numerose altre piante europee, poi sempre all'esterno abbiamo anche la zona della Montagnola, sul retro degli stabili antichi. In questo spazio, detto Arboreto, sono presenti circa 700 esemplari arborei alcuni dei quali ultracentenari: ad esempio una pianta di pistacchio molto grande e vecchia di almeno 150 anni».

Nonostante i problemi di manutenzione, restauro, personale, il prefetto Dallai non si dà per vinto: «Noi continuiamo nella nostra attività conclude - e anche se per l'inverno non siamo aperti al pubblico chi vuole visitarlo è sufficiente telefoni. In primavera ed estate siamo aperti tutte le mattine feriali, certo vorremmo farlo anche il sabato e la domenica, ma appunto manca personale necessario a ciò. Per quanto riguarda le scuole, in collaborazione Memo abbiamo dieci itinerari didattici diversi e vengono a fare visite e laboratori oltre 300 classi all'anno».

Stefano Luppi

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