La Grande Guerra? Il museo modenese è dentro gli scatoloni
L’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci senza sede Da due anni migliaia di reperti e foto non visibili al pubblico
MODENA. Tra le centomila gavette riportate a casa dai soldati italiani dai vari fronti ci sono anche quelle di cento modenesi con le incisioni e le dediche alla mamma e alla fidanzata, ai simboli e alle parole d’ordine per cui si combatteva e moriva dalla Russia all’Africa. Un tesoro di ricordi e documenti originali che, proprio in coincidenza delle celebrazioni per i cento anni della Grande Guerra, assieme ad altri 6mila cimeli, manoscritti, lettere e 6mila fotografie costituiscono il tesoro di un museo scomparso.
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Da due anni infatti le bacheche che ospitavano oggetti e fotografie del Museo del Combattente sono malinconicamente ammucchiate in una palazzina fatiscente, dove le finestre non hanno più neppure i vetri, in un edificio d’angolo dell’ex Mercato Ortofrutta in via Ciro Menotti. Quella struttura, adibita da diversi lustri a parcheggio nel cortile, è stata chiusa per inagibilità dopo il terremoto e la stessa sorte hanno seguito i fabbricati vuoti che fanno da corona, ad eccezione di quelli dove si trova l’Istituto Storico per la Resistenza e la Storia contemporanea. È proprio grazie all’ospitalità di questi ultimi che le decine di scatoloni che contengono maschere antigas, resti di proiettili e sciabole, elmetti e telefoni da campo hanno trovato un ricovero temporaneo. Ogni tanto la segretaria factotum, Daniela Capitani ora disoccupata, ne tirava fuori alcuni per qualche piccola iniziativa.
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Pochi giorni fa è passato l’assessore Giacobazzi assieme a un geometra e ha guardato con sufficienza il materiale che avrebbe dovuto essere riordinato ed esposto a partire dal 4 novembre. Impegni concreti? Silenzio su tutto il fronte.
«Il nostro obbiettivo - spiega lucido il presidente dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci - era quello di mettere a lucido ed esporre con una grande mostra i nostri materiali, visto che quest’anno ricorre il centenario della prima guerra mondiale. Tutta Europa si è mobilitata con grandi manifestazioni e noi, nel nostro piccolo, volevamo dare il nostro contributo. Il fatto è che a partire dal 2005, quando l’Ausl ci chiese di lasciare gli spazi che avevamo nella vecchia sede di viale Muratori, abbiamo trovato un asilo provvisorio in via Sigonio dove abbiamo potuto allestire la raccolta. I consensi non sono mancati, abbiamo avuto 3000 - 3500 visitatori all’anno. Grazie a Comune e Provincia che pagavano l’affitto noi ci finanziavamo con i contributi volontari. In sette anni abbiamo avuto più di 21 mila visitatori, tanti privati che facevano ricerche. Grandi soddisfazioni per noi reduci; dopo la guerra eravamo 35mila ora un migliaio. Quello che abbiamo messo insieme in tanti anni di passione e lavoro lo abbiamo messo a disposizione di Modena. Ma il Comune ora che vuole fare?».
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