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A caccia di identità a colpi di click

di Laura Solieri
A caccia di identità a colpi di click

Tommaso Mori si occupa di fotografia e marketing: «Le immagini, una forma di relazione sociale»

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«Adoro fotografare persone che hanno tempo a disposizione e voglia di raccontarsi. Un obiettivo ed un registratore non portano le persone a presentare realmente se stesse, ma a mostrare l'immagine di sé che vogliono lasciare ai posteri: trovo questa difesa molto interessante, perché se esaminata con gli occhi giusti può suggerire i desideri, le speranze e le vulnerabilità dell'individuo».

Tommaso Mori, 26 anni, per lavoro si occupa di fotografia e marketing e nel tempo libero è un appassionato di stand-up comedy e umorismo americano. Ci racconta che per lui la fotografia è diventata un vero e proprio strumento di relazione sociale: «tramite essa - spiega - costruiamo l'immagine di noi stessi che vogliamo condividere con il resto del mondo, andiamo a dichiarare quali persone per noi sono più importanti e quali esperienze definiscono maggiormente la nostra storia».

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«Devo tutto a Francesca, mia sorella gemella: senza di lei non avrei mai iniziato a fotografare! - racconta Tommaso - Nel 2005 avevo 17 anni e la voglia di esprimermi tramite immagini, ma non trovavo soddisfazione nel disegno e nella grafica che praticavo da molto tempo. Una volta accennai a mia sorella un possibile interesse nei confronti della fotografia e qualche mese dopo, a Natale, scartai un pacchetto che conteneva una compattina: posso quindi dire di aver ricevuto in dono questa passione».

Nel 2011, dopo tante fotografie e durante gli studi presso il C.F.P. Bauer di Milano, Tommaso propone il suo primo progetto fotografico, Esperimento: Ritratto in Studio, basato su ritratti e interviste. «Questo progetto mi ha permesso di iniziare ad esporre prima a Reggio Emilia e poi a Venezia, dandomi la possibilità di muovere i primi passi in un ambiente espositivo in cui tutt'ora mi sto formando e crescendo».

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Il giovane fotografo spiega che la sua terra, il paesaggio modenese, è per lui una fondamentale fonte d'ispirazione: «è nato come un luogo dei ricordi per poi intersecarsi con la storia della fotografia italiana. Accorgersi sui libri di testo di essere cresciuto nei luoghi che hanno permesso a Ghirri, Barbieri e Vaccari di realizzare la propria visione è stato importante. Credo che ciò mi abbia dato un maggiore senso di responsabilità nei confronti delle mie origini e la coscienza che se si ha una visione forte, coerente e costante è possibile rendere universale anche la provincia».

La ricerca dell'identità è il tema che unisce i progetti fotografici di Mori: tra questi, People on the Cross, un documentario fotografico incentrato sulla fede e i suoi dubbi di cui Tommaso ci mostra anche alcuni scatti.

«Lavorando ad un progetto presentato a Fotografia Europea ho avuto modo di individuare diverse croci al neon alte sette metri sparse per il territorio emiliano. Coinvolgendo i proprietari ho scoperto che negli anni Settanta, nella cittadina francese di Dozulé, vi fu il tentativo di costruire una croce luminosa alta 738 metri in seguito a diverse apparizioni divine».

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«Successivamente al fallimento del progetto - racconta ancora Mori - il movimento che si era creato iniziò a spargere le riproduzioni in scala uno a cento in tutto il mondo: solo in Italia se ne trovano oltre duecentocinquanta, tutte identiche tra di loro e orientate nella stessa direzione. Questa storia rappresenta una maniera non comune di vivere il proprio rapporto con il divino in un'età di completa secolarizzazione. Tramite la ricerca delle croci e l'intervista delle persone legate ad esse ho iniziato ad indagare diversi gradi di fede compresi tra la credenza letterale e lo stretto ateismo: nel corso del 2015 pubblicherò i primi risultati di questa ricerca ed i suoi successivi sviluppi».

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