Cambio di gestione al Tete dura polemica con il parroco
Dopo aver tenuto a battesimo la nascita del teatro TeTe occupandosi della programmazione di spettacoli e della riqualificazione della Zona del Tempio, il gruppo Peso Specifico teatro è stato invitato...
Dopo aver tenuto a battesimo la nascita del teatro TeTe occupandosi della programmazione di spettacoli e della riqualificazione della Zona del Tempio, il gruppo Peso Specifico teatro è stato invitato a farsi da parte per lasciare spazio ad una nuova direzione del teatro, su indicazione del nuovo parroco del Tempio. Un invito che Peso Specifico teatro vive come un’ingiustizia ed ha deciso di non fare passare tutto questo in silenzio. Da qui la decisione di lanciare una campagna mediatica #TeTeiocimettolafaccia invitando tutti coloro che in questi anni hanno potuto seguire ed apprezzare la proposta culturale e di spettacolo a mobilitarsi per solidarizzare con loro «Fai un selfie e postalo sulla pagina facebook di Teatro Tempio con l’hashtag #TeTeiocimettolafaccia. Perchè andarsene in silenzio è un Peccato!». In particolare viene evidenziato come un teatro ristrutturato con 400 mila euro di soldi pubblici, ora di fatto finisca sotto il controllo della chiuesa.
Ma cosa è successo? In una nota Peso Specifico spiega che «Dopo mesi di attesa, confronto e mediazione il Teatro Tempio, dall’1 gennaio passerà, per volontà del nuovo parroco Don Claudio Arletti, ai Frati Paolini che hanno già una sede al Centro Alberione. - scrivono - Il Teatro Tempio, ristrutturato grazie a soldi pubblici e riaperto nel 2010, fino ad oggi è stato gestito e diretto artisticamente dalla compagnia teatrale Peso Specifico Teatro che giuridicamente è un'associazione di promozione sociale e culturale e di riqualificazione della Zona Tempio, Poi l’approdo del nuovo parroco che ha deciso il cambio di indirizzo dando come unica spiegazione la volontà di far tornare il teatro a una gestione completamente cattolica». Tutto ciò sarebbe formalmente regolare come ammette Peso Specifico perchè «nel bando vinto dalla Parrocchia di San Giuseppe non c'è alcuna clausola che permetta ai finanziatori, Fondazione Cassa di Risparmio e Comune di poter monitorare l'operato e la reale realizzazione del progetto scritto su carta». Da qui la polemica diretta: «I 400mila euro volti alla ristrutturazione dell'edificio, soldi pubblici di ogni cittadino, saranno così andati a finanziare ancora una volta la Chiesa, mentre una gestione laica, di giovani, apprezzata e finanziata per il suo operato, dovrà lasciare l'incarico. Perché, invece che utilizzare soldi pubblici per scopi corporativi, la Chiesa non poteva avvalersi dell' 8x1000? E perché mandare via una direzione che stava lavorando in favore della riqualificazione?»
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