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Il vescovo sul lavoro «il primo obiettivo per chi amministra»

di Serena Arbizzi
Il vescovo sul lavoro «il primo obiettivo per chi amministra»

E sul dopo-sisma Cavina attacca: «È un limbo burocratico con risposte troppo lunghe. Anche la Cattedrale è ferma»

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La speranza che i lavori al Duomo ripartano perché la città possa riavere la sua Cattedrale, un ospedale più valorizzato di quanto non lo sia stato finora, la soddisfazione per aumento della vocazioni e l’invito, rivolto alla giunta, ad occuparsi sempre più di lavoro, famiglia e educazione giovanile.

Il vescovo di Carpi, monsignor Francesco Cavina, iniziato l’anno pastorale, fa un’analisi a tutto tondo di diversi aspetti cruciali per la vita della città.

A partire dai lavori del dopo sisma. «Dopo un inizio abbastanza promettente che ci ha consentito di riaprire 6 chiese, ora i tempi si sono allungati per una burocrazia asfissiante. - esordisce il vescovo - viviamo in un limbo dove le risposte si fanno sempre più lunghe suscitando un senso di frustrazione e di incomprensione del dramma che noi stiamo ancora vivendo in molte zone della Diocesi. La possibilità di invitare il Santo Padre per l’inaugurazione del Duomo diventa sempre più tenue con l’allungarsi dei tempi. In Regione, ci sono 36 progetti fermi. Per quanto riguarda la Cattedrale, siamo in attesa di una risposta per giungere alla definizione del restauro che riguarda il tetto e la riqualificazione del sottotetto».

Soddisfazione arriva invece dalle vocazioni: «Le processioni penitenziali del primo sabato del mese sono state ascoltate - prosegue il vescovo - abbiamo 7 ragazzi in discernimento vocazionale: 5 in seminario, di cui 2 entrati quest’anno, e altri 2 che stanno terminando l’ “apprendistato” presso due parrocchie. Questa è fonte di fiducia, sia per i sacerdoti, sia per i fedeli. Più difficile quantificare le vocazioni femminili: nel Monastero delle Clarisse, tuttavia, è evidente una fioritura di vocazioni in netto contrasto con la realtà di quel luogo terremotato. Una condizione che crea difficoltà alla vita di clausura, che necessita al contrario di spazi adeguati in cui potersi muovere. In Diocesi, poi, sono arrivate diverse comunità religiose femminili che operano a Rolo, Corpus Domini, San Possidonio e Novi, che prestano servizio nelle attività pastorali: un dono che il Signore ci ha fatto».

La speranza di monsignor Cavina tocca anche l’ospedale Ramazzini. «Oggi più che mai occorre riaffermare la centralità della nostra zona - continua Cavina - l’ospedale è una garanzia di tutela e dà la sicurezza di non essere abbandonati. Non è certamente una bella figura la chiusura del reparto di Radioterapia dopo poco più di un anno dall’inaugurazione, così come i problemi al comparto operatorio, risolti solo dopo mesi. Mi auguro che venga presto ripristinata la normalità».

Il pensiero del vescovo si rivolge anche alla nuova giunta e ai suoi programmi amministrativi. «Ho stima verso il sindaco Bellelli del quale, peraltro, ho celebrato il matrimonio, il primo da quando sono qui e, per il momento, l’unico - continua monsignor Cavina - la nuova giunta porta in sé le caratteristiche della giovinezza con la voglia di fare e la disponibilità all’ascolto della società civile. Con un pericolo: la giunta deve scontrarsi con la realtà dei fatti. Ho invitato il sindaco a non spaventarsi di fronte alle critiche, ma a volare alto, a guardare al bene comune e non ai particolarismi. Credo che chi governa debba avere tra le priorità: il lavoro, secondo il comune sentire sta diventando un privilegio quando in realtà è un diritto. Ancora, la famiglia: il crollo della natalità è legato al fatto che la famiglia non si sente tutelata».

Infine, l’educazione dei giovani: una sfida che interpella tutti. «Mi rattrista leggere di giovani che si rifugiano nell’alcol quale antidoto contro la noia, ad esempio. Non possiamo permetterci di rimanere indifferenti di fronte a qualcuno che, ancora giovanissimo, ha già perso gli ideali per cui vivere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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